Continui botta&risposta sul clima
Pubblicato da: Giuseppe Aymerich
Sembra lontano dal placarsi il braccio di ferro fra l’Italia e l’Unione Europea inerente le misure contro l’
emergenza climatica, giudicate troppo rigide e penalizzanti per l’economia dello Stivale.
Dopo la dura presa di posizione del premier Silvio Berlusconi, è intervenuto pesantemente il commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, che si è dichiarato “allibito” dalle parole di Berlusconi.
Dimas non solo contesta nel merito le cifre fornite da Berlusconi (oneri annui pari a circa 18 miliardi di euro) ma anzi ritiene che l’Italia avrà tutto da guadagnare dal pacchetto-clima, poiché la nostra economia avrebbe margini enormi di crescita derivanti dalla riconversione energetica.
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Pacchetto-clima: la posizione del Governo italiano (2)
Pubblicato da: Giuseppe Aymerich
Accanto a tutti i temi sollevati, già espressi da tempo, il nostro capo del
Governo Silvio Berlusconi ha messo in luce al recente Consiglio europeo altri due fattori nuovi, che hanno rafforzato ulteriormente la sua complessiva contrarietà al pacchetto-clima, almeno per così come oggi è formulato.
Innanzitutto, Berlusconi pone l’accento sulla gravissima e duratura crisi finanziaria dall’entità ancora incalcolabile, che già dì per sé mette in pesante difficoltà qualunque impresa, rendendola dunque ancora più impreparata a sopportare gli oneri legati alle misure contro l’emergenza climatica.
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Pacchetto-clima: la posizione del Governo italiano
Pubblicato da: Giuseppe Aymerich
Le prime perplessità erano state espresse da tempo, ma è in occasione del recente Consiglio Europeo di Parigi che il Presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi, ha indicato con tutta evidenza la sua contrarietà a diversi punti del pacchetto-clima approntato in sede comunitaria, invocando fra l’altro una discontinuità rispetto all’azione del Governo Prodi. “Io non avrei firmato”, ha detto espressamente Berlusconi gelando i suoi interlocutori.
Il premier ritiene infatti che queste misure siano eccessivamente penalizzanti per le imprese europee, specie considerando che le aziende concorrenti nordamericane e asiatiche non avranno gli stessi problemi poiché i rispettivi Governi non hanno firmato il protocollo di Kyoto.
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