Udienza e ricorso licenziamento riforma del lavoro

Dopo aver approfonditamente parlato dei nuovi termini e delle nuove pratiche da adempiere per la presentazione della domanda di impugnazione del licenziamento giudicato illegittimo dal lavoratore appena licenziato, andiamo a vedere le caratteristiche che la riforma del mercato del lavoro, pochi giorni fa entrata ufficialmente in vigore, avrebbe apportato sia all’udienza che alla possibilità di presentare ricorso nei confronti della sentenza del giudice.

Legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Il licenziamento individuale, se effettuato per giustificato motivo oggettivo, è sempre e comunque valido e, in nessun caso, può invalidato dal giudice che, per l’appunto in nessun caso, può opporsi alle decisioni, specie se di carattere organizzativo, che il datore di lavoro, ed in particolar modo l’imprenditore, prende per migliorare la gestione della propria realtà aziendale.

Lettera all’Europa in materia di licenziamenti

In questi ultimissimi giorni è stata presentata, dal governo italiano, una lettere d’intenti, rivolta all’intera Unione Europea, grazie alla quale rendere partecipi i Paesi membri della reale situazione di disagio vissuta dall’Italia, dei provvedimenti già adottati per la risoluzione dei più gravi problemi e per quelli che, dovessero rendersi necessari, saranno a breve presentati così da ottenere il plauso ed il sostegno dell’intera zona euro e, dunque, riceverne, ove servissero, anche aiuti finanziari che soprassiedano la speculazione in atto sul mercati mondiali, nel confronti del nostro Paese, a causa della continuo donwgrade cui è stato sottoposto nell’ultimo mese.

L’ITALIA HA PERSO LA FIDUCIA

La escort e Fini: partono le denunce

Gianfranco Fini è partito all’attacco a suon di querele e denunce per contestare le notizie false ed infamanti riguardanti un suo coinvolgimento con una prostituta di Reggio Emilia.
L’avvocato Giuseppe Consolo fa sapere che questo sarà soltanto l’inizio della battaglia in cui si combatterà a suon di querele, in primis contro Libero e contro Il Giornale che hanno ripreso la questione della donna dai facili costumi per gettare fango su Fini, ma soprattutto sul Premier Silvio Berlusconi.
In questa denuncia si chiede che vengano fuori i nomi dei colpevoli e dei mandanti, contestando il reato di diffamazione tramite stampa e quelli ancora più gravi, d’estorsione e cospirazione politica.

Il lavoratore che non accetta il trasferimento può essere licenziato per motivi disciplinari

La Corte di cassazione con la sentenza n. 7045/10 del 24 marzo, chiarisce un tema molto delicato in tema di licenziamento.

Viene stabilito che il lavoratore che non vuole trasferirsi presso una nuova sede lavorativa in un’altra città può essere licenziato per motivi disciplinari.

Quindi non c’è nessun licenziamento in tronco senza una preventiva comunicazione alle organizzazioni sindacali di settore, bensì un licenziamento per motivi disciplinari.

Sms telefono aziendale portano al licenziamento

Utilizzare il telefono aziendale per motivi personali può portare al licenziamento. E’ quello che ora sa bene un ormai ex dipendente Telecom, che è stato licenziato per giusta causa per aver inviato qualcosa come 50.000 sms con il telefono in teoria adibito ad uso solo lavorativo.

La Corte di Cassazione ha approvato il licenziamento con la sentenza n. 5546 della Sezione lavoro e ha sancito la legittimità del comportamento di Telecom che aveva considerato giusta causa l’invio di circa 50.000 sms con un danno calcolato in circa 6mila euro.

Dimissioni per giusta causa

In più occasioni abbiamo parlato di dimissioni del lavoratore che ha la facoltà di recedere dal contratto presentando la relativa lettera di dimissioni volontarie.

Durante il governo Prodi era stata modificata la modalità per la presentazione della lettera dimissioni, ma con la legge n. 133 del 06/08/2008 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, questà modalità è stata abolita facendo in modo che si tornasse a quella classica.

Come sappiamo, il lavoratore, con l’atto di dimissioni ha la possibilità di recedere dal contratto sottoscritto con il datore di lavoro. Il lavoratore deve dare al proprio datore di lavoro un periodo di preavviso che presuppone che in questo lasso di tempo si possa trovare un valido sostituto al lavoratore uscente.

licenziamento senza giusta causa: parla il giudice

Le differenze fondamentali fra le tre diverse situazioni di tutela del dipendente contro il licenziamento ingiustificato risiedono nelle conseguenze della decisione del giudice che riconosca la fondatezza delle ragioni del lavoratore.

Nell’ipotesi di tutela reale, infatti, il datore è obbligato a reintegrare il dipendente al suo posto di lavoro, con le medesime caratteristiche contrattuali che aveva in precedenza (mansione, stipendio, anzianità ecc.), versandogli inoltre tutti gli stipendi non corrisposti nel periodo del suo licenziamento, con un minimo garantito di cinque mensilità.

Come il datore di lavoro procede al licenziamento

Quali sono le condizioni richieste per cui il datore di lavoro possa procedere al licenziamento?

Occorre specificare che in caso di tutela reale od obbligatoria, ciascun dipendente può essere licenziato esclusivamente in presenza di giusta causa o di giustificato motivo oggettivo o soggettivo. In caso di tutela antidiscriminatoria, invece, tale requisito non è richiesto, e il licenziamento può avvenire “ad nutum” (ossia, senza giustificazione).

Licenziamento: legge 604/1966

La legge 604/1966 e l’articolo 18 della legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) hanno fortemente ridotto in Italia la possibilità per qualsiasi datore pubblico o privato di interrompere un rapporto di lavoro subordinato.

Allo stato attuale, esistono nel nostro Paese tre diverse forme di tutela per il lavoratore: la dottrina giuslavoristica, infatti, distingue fra tutela reale, tutela obbligatoria e tutela antidiscriminatoria.

Lettera dimissioni volontarie

Già da diversi decenni, e precisamente dal 1966, allorché si introdussero in Italia le prime leggi per ostacolare il diritto al licenziamento da parte del datore di lavoro, si è diffuso a macchia d’olio nel nostro Paese un fenomeno assolutamente deprecabile:

le cosiddette “dimissioni in bianco”, ossia un foglio privo di data e fatto firmare dal lavoratore al momento dell’assunzione, in cui egli dichiarava le proprie dimissioni;

Dimissioni del lavoratore

L’articolo 3 della Costituzione stabilisce il fondamentale principio dell’uguaglianza: il legislatore è stato incaricato dai costituenti di adottare come regola generale leggi uguali per tutti (“uguaglianza formale”), ma anche leggi che stabiliscano una disparità quando questa serve a risanare una disparità di segno opposto effettivamente esistente nella realtà sociale (“uguaglianza sostanziale”).

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