Caratteristiche del movimento no global

di Vito Verna Commenta

Il movimento no global e le proprie peculiarità.

I Black Bloc, dei quali abbiamo avuto modo di interessarci in un nostro recente articolo, possono, a bene diritto, venir inclusi nel più ampio movimento internazionale noto come no global (o no-global).

Resta da chiarire, dunque, chi siano gli appartenenti a codesto movimento globale, a cosa credono e per quale motivo agiscano nel modo in cui sono soliti, appunto, agire.

CHI SONO I MANIFESTANTI ROMANI

Rispondere ad una domanda del genere, per ovvi motivi, non è ne semplice ne immediato e, non essendo questa la sede ideale per una trattazione teorico-enciclopedica dell’argomento, ci limiteremo a tracciare il profilo storico della suddetta organizzazione, a verificarne l’origine e la comparsa della stessa in Italia, e definirne l’ideologia sottostante.

ETIMOLOGIA DEL TERMINE

La prima cosa da chiarirsi, ovviamente, è relativa all’etimologia del termine in sé, ovverosia no global, ribadendo come suddetta locuzione, sebbene mutuata dall’inglese ed in particolare, come informa la rinomata Accademia della Crusca, dal titolo del primo saggio della giornalista canadese Naomi Klein No Logo, sia precipuamente italiana e sia, a differenza di quanto avviene all’estero, molto generalista.

In altre culture, infatti, come quella anglosassone, quella francese e quella tedesca, per esempio, si  è soliti definire i no global in altro modo, in un modo, cioè, che renda meglio conto delle peculiarità dei gruppi interni al movimento che, sebbene accomunati da un’ideologia comune, come andremo a breve a vedere, sono altresì distinti nel modi e negli scopi della protesta.

Sarebbe bene chiarire, a questo punto, come la locuzione “movimento no global” non indichi, in nessun caso, una precisa organizzazione quanto piuttosto un insieme, quanto mai vasto ed eterogeneo, di manifestanti uniti nel solco di un unico ideale.

Negli Stati Uniti d’America, dunque, potremmo assistere alle manifestazioni del Popolo di Seattle, dal nome che la stampa diede, senza alcuna distinzione di merito, a quanti si riunirono, in segno di protesta, nel corso della Conferenza ministeriale del WTO del 1999, in Francia, invece, potremmo assistere alle manifestazioni degli altromondisti, o altromondialisti, il cui scopo è proporre una globalizzazione differente dall’attuale, senza pur tuttavia negare l’importanza della globalizzazione in sé, in Germania, infine, potremmo assistere alle manifestazioni dei globalcritici, denominazione nata in seguito alle proteste del 2007 al G8 di Heiligendamm.

In ambito accademico, invece, il movimento no global assume la denominazione di Global Justice Movement, a rimarcare la richiesta di giustizia sociale perpetrata dai movimenti sociali aderenti.

IDEOLOGIA DEL MOVIMENTO

Come si può intuire, dunque, delineare con esattezza chi siano i no global, specialmente nell’accezione generalista con la quale il termine viene comunemente utilizzato in Italia, risulta essere un’impresa, se non impossibile, molto complicata.

All’interno del movimento, infatti, si incontrano e si scontrano diverse correnti di pensiero, a volte addirittura agli antipodi (in termini di scopi della protesta e tipologie di azioni affinché si raggiunga l’obiettivo finale) l’una dall’altra, accomunate, come abbiamo avuto modo di anticipare, semplicemente dal desiderio, nei casi più moderati, di riformare l’attuale percorso di globalizzazione o, nei casi più estremi, di sovvertire completamente l’ordine mondiale.

Base di partenza di ogni ideologia no global, comunque, resta la lotta, con ogni mezzo, alle multinazionali responsabili, con le proprie aggressive politiche capitalistiche, di influenzare le decisioni dei governi nazionali, in termini di politiche economiche e fiscali, tanto da costringerli a muoversi nella direzione della non ecosostenibilità e dell’imperialismo, a scapito delle peculiarità dei lavoratori locali.

Da qui, dunque, lo slogan del movimento, ovverosia “Think global, act local”, che intende rimarcare come, pur essendo necessaria una visione d’insieme, che includa, o che arrivi ad includere, tutte le popolazioni del mondo, affinché ogni persona possa raggiungere l’elevata condizione di benessere dei cittadini Occidentali, non sia possibile esimersi dall’elaborazione di politiche che tengano conto delle necessità e delle peculiarità locali.

In generale, comunque, si può senza dubbio affermare come, il movimento no global prenda le proprie mosse:

– dalla crisi dello stato sociale

– dalle tensione accumulatesi sin dall’inizio della Guerra Fredda

– dalla scomparsa dei grandi partiti di massa

– dalla crescente delocalizzazione delle imprese

– dal crescente sfruttamento della manodopera, sottopagata, dell’Est Europa e del Sud del Mondo

– dal crescente rafforzamento delle politiche multinazionali

– dalla perdita del controllo, sulle politiche monetarie/fiscali degli stati nazionali, da parte dei cittadini

– dalla critica all’attuale sistema economico capitalista

PRINCIPI CONCETTUALI DEL MOVIMENTO

Sebbene il movimento no global possa apparire caotico, specialmente agli occhi dei confusi osservatori esterni, in realtà si basa,  ideologicamente parlando, su alcuni precisi concetti elaborati, nel corso dei decenni, da alcuni dei principali teorici del nostro tempo che, tramite diffuse pubblicazioni, hanno voluto rendere conto della nascita e dello sviluppo del movimento o, più attivamente, hanno voluto contribuire alla sua creazione.

Tra essi segnaliamo soltanto, a mo’ d’esempio:

– la già citata giornalista canadese Naomi Klein il cui libro, No Logo, è da sempre considerato quale la Bibbia del movimento

– l’intellettuale indiana Vandana Shiva

– il linguista e teorico della comunicazione statunitense Noam Chomsky

– gli economisti statunitensi, entrambi premi Nobel, Joseph Stiglitz e James Tobin, quest’ultimo teorizzatore della cosiddetta Tobin Tax e fondatore, inconsapevole, del movimento ATTAC

– il programmatore statunitense Richard Stallman, sviluppatore del progetto GNU e dell’omonimo sistema operativo libero

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