Premier Monti e riforma del lavoro

di Vito Verna Commenta

Il Premier avrebbe implicitamente dichiarato come il popolo italiano, più che dare spontaneamente il proprio consenso all'esecutivo, verrà persuaso della bontà della riforma della discordia.

Premier Monti e riforma del lavoro

Mai s’è visto, per lo meno a memoria d’uomo, un governo sì convinto della bontà, o sarebbe meglio affermare indiscutibile bontà, delle proprie riforme che, nonostante non abbiano, ne mai raccoglieranno, racimolato il 100% dei consensi, salveranno l’Italia dalla crisi economica.

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Queste, pressappoco, le parole che il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti avrebbe espresso, in diretta televisiva davanti a milioni di Giapponesi direttamente dalla sede del NIKKEI, il gotha della finanza nipponica, in merito alla riforma del lavoro del ministro Elsa Fornero.

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Il Premier, infatti, sembrerebbe aver confuso le parole persuasione e consenso e, ben sapendo come i sondaggi diano nettamente in calo il Governo Monti (per lo meno relativamente alla questione dell’abolizione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori) ma non potendolo chiaramente esprimere dinanzi ai ricchi investitori orientali, avrebbe implicitamente dichiarato come il popolo italiano, più che dare spontaneamente il proprio consenso all’esecutivo, verrà persuaso della bontà della riforma della discordia.

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Le parole, esatte, del Premier, in particolare, sarebbero state: “Sono fiducioso e inoltre credo nella persuasione. È una riforma che certamente provoca alcuni risentimenti e discussioni anche aspre in questo momento nel Paese e che scoraggia le imprese italiane dagli investimenti nel Paese, così come quelle straniere”.

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