Si riaccende il dibattito sulla giustizia

di Giuseppe Aymerich Commenta

La maggioranza sembra compatta nel sostenere il progetto su cui sta lavorando da mesi il Guardasigilli Angelino Alfano..

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La battaglia senza precedenti fra le procure di Salerno e di Catanzaro e tutti gli annessi e connessi legati all’inchiesta “Why not?” hanno riacceso ancora una volta nel mondo politico italiano la discussione sulla riforma della Giustizia, un tema caro al centrodestra ormai da molti anni e per ora rimasto sempre nel limbo.

La maggioranza sembra compatta nel sostenere il progetto su cui sta lavorando da mesi il Guardasigilli Angelino Alfano, fondato sulla separazione delle carriere, sullo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e, forse, sull’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale.


I fatti di questi giorni hanno spinto diversi esponenti del centrodestra a chiedere al Partito Democratico di collaborare, ponendo però come condizione la rottura del PD con l’Italia dei Valori, fermamente contraria alla riforma.

Il capogruppo alla Camera del PdL, Fabrizio Cicchitto, spiega che se il PD non parteciperà alla riforma, la maggioranza andrà comunque avanti da sola, poiché “è fondamentale per il vivere civile”. Il suo omologo al Senato, Maurizio Gasparri, tuona contro “i partiti travestiti da correnti di magistrati” e chiede “certezza della pena e trasparenza dei giudizi”.


E se anche Casini si dichiara favorevole al confronto (“Credo che una riforma si imponga e nessuno si può tirare fuori”), la posizione del PD appare ancora incerta.

Anna Finocchiaro ritiene che una riflessione sul sistema-Giustizia vada fatta, e afferma di non volersi sottrarre al confronto, ma è sul merito dei progetti di Alfano che il PD esprime tutte le sue perplessità.
Netta, infine, la posizione dell’IdV. Massimo Donadi afferma che “la vera riforma” sarebbe quella di garantire “certezza e tempestività” nella tutela dei diritti dei cittadini. “L’idea di Berlusconi, invece, continua Donadi, è sempre e solo quella di mettere la magistratura sotto il controllo della politica”.

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