Berlusconi sulle tangenti di Finmeccanica

di Ranieri Commenta

 

Durissima presa di posizione di Silvio Berlusconi sulla questione delle tangenti di Finmeccaninca. Il leader del Pdl parte dal commento all’arresto dell’amministratore delegato Orsi per poi spingersi in un discorso di più ampio respiro, dai contenuti molto forti e dalle ricadute altrettanto debordanti. Del resto parlare apertamente di tangenti come di un’abitudine normale e consolidata,e, per di più, farlo a meno di dieci giorni dall’apertura dei seggi elettorali, non può non avere ripercussioni forti.

Le tangenti esistono da sempre

L’intervento del cavaliere, un intervento per altro anche breve, racchiude in sé una serie di elementi di fondamentale importanza e segue di poche ore il coinvolgimento di Fitto condannato per corruzione. Ma, a nostro avviso, si tratta di una presa di posizione concettualmente forte, ma formalmente fortissima. Nel senso che le cose che ha detto ieri il leader del Pdl non rappresentano elementi di novità nel mondo dell’economia internazionale, ma il fatto che le abbia dette l’ex premier del nostro Paese complica l’aspetto della questione. Perché, anche se da un punto di vista formale Berlusconi ha ribadito che le tangenti siano una pratica fuori legge, ne ha pur sempre comprovato sia l’uso che la validità. E, ancor di più, ha condizionato il successo di Finmeccanica e di altre imprese di tal livello all’uso stesso delle tangenti. In altre parole: se un’impresa come Fimeccanica non usasse tangenti, soprattutto nelle contrattazioni con Paesi del terzo mondo, le possibilità di concludere affari ne sarebbe ridimensionata.

Il senso delle istituzioni

Se tutto ciò fosse una chiacchiera da bar, allora, se ne potrebbe parlare con maggior disinvoltura, ma quello che impressiona in una questione del genere, è proprio la disinvoltura con cui l’argomento viene trattato da parte di Silvio Berlusconi. Quasi fosse un prolungamento dell’ultima fase della sua campagna elettorale fatta di interventi quali La restituzione dell’Imu agli italiani. Quello del cavaliere è sì un atteggiamento formale che, però, nei fatti, indebolisce in modo concreto e reale il senso delle istituzioni nell’elettorato e nei cittadini in senso lato. E che antepone, e non di poco, il successo sul mercato economico con qualsiasi strumento – anche illegale a questo punto – al rispetto delle leggi dello Stato.

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