La formazione del nuovo governo

di Ranieri Commenta

La situazione immediatamente successiva al voto è, secondo la prassi di tutte le democrazie degne di questo nome, il periodo più complesso e, al contempo, il periodo più importante per gettare le basi della successiva legislatura. Ma, a conti fatti, il periodo immediatamente successivo al voto, questa volta, per il nostro Paese, rappresenta profili di difficoltà di portata enorme. Difficoltà dovute al peso specifico dei differenti partiti, alla ritrosia all’accordarsi reciprocamente mostrata in queste prime fasi e, ovviamente, acuite dal tipo di risultato che è venuto fuori dai seggi (leggi: Spread e rating dopo le elezioni).

Il ruolo di Napolitano

E, in tutto ciò, il regista del cambiamento non può che essere lui, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: un regista, ad onor del vero, mutilato di qualche suo potere a causa della fine imminente del suo mandato – i poteri del Capo dello Stato sono infatti ridotti nel cosiddetto semestre bianco (leggi anche: Le pressioni su Napolitano). Prova ne sia che uno degli scenari più singolari che qualcuno ha ventilato nelle ultime ore riguarda le possibili dimissioni del Presidente della Repubblica, caso più unico che raro nella nostra storia repubblicana, che va considerato più per ragioni di studio che per il calcolo delle probabilità. Di fatto se veramente Napolitano si dimettesse, lascerebbe ogni incarico al suo successore: in primis guidare le consultazioni e dare l’incarico ad uno dei leader di formare il  nuovo esecutivo.

Bersani, Monti o Cancellieri?

Le ipotesi più concrete sono altre, a partire dall’incarico affidato a Bersani. Del resto il leader del Pd ha la maggioranza netta alla Camera (a causa del criterio di attribuzione del premio di maggioranza sancito dalla nostra legge elettorale), ma non è detto abbia il numero legale per ottenere la fiducia al Senato. Attenzione: non ci stiamo domandando come potrebbe fare Bersani a governare con una situazione del genere al Senato, ma ci siamo fermati prima perché tra i possibili “no” e le possibili astensioni, Bersani potrebbe anche non incassare la prima fiducia al Senato. Da qui la necessità di ricorrere ad altro: tra cui l’ipotesi di una proroga per il premier dimissionario Mario Monti o il ricorso ad una figura super partes come il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri.

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