La Lega contro le nuove moschee

di Giuseppe Aymerich Commenta

Cota ricorda che non esiste alcun tipo di concordato fra la Repubblica e le comunità islamiche, e ritiene indifferibile..

Uno stop alla costruzione in Italia di nuove moschee islamiche. È la netta richiesta avanzata dal capogruppo alla Camera della Lega Nord Roberto Cota.

Cota ricorda che non esiste alcun tipo di concordato fra la Repubblica e le comunità islamiche, e ritiene indifferibile una moratoria sulla costruzione di nuovi edifici di culto per tutte quelle religioni (ma chiaramente il riferimento è all’Islam) che ancora non hanno proceduto a questo passo formale. In verità, sono diversi anni che si lavora per tale concordato, ma quella musulmana è in realtà una galassia composita in cui è del tutto assente un’istituzione superiore come potrebbe essere la Chiesa per i cattolici.


Esiste invece una miriade di associazioni, le cui posizioni sono ben lungi dall’essere omogenee.
Per Roberto Maroni, le moschee sono spesso un ritrovo per terroristi, dove “si scaricano da Internet le istruzioni per costruire una bomba”. Indispensabile dunque regolare la materia e, in attesa, imporre un blocco alle nuove moschee.

La proposta leghista suscita reazioni contrastanti nella maggioranza (Bocchino ritiene che una tale norma sarebbe incostituzionale) e la protesta unanime dell’opposizione. Roberto Zaccaria (PD) bolla l’idea come “rozza e sommaria”, Pierferdinando Casini (UDC) ritiene che solo gli “uomini primitivi” metterebbero in discussione la libertà religiosa, Paolo Ferrero (PRC) parla dell’“ennesimo, disgustoso e vergognoso atto di una campagna becera e folle”.


L’unica parziale apertura arriva da Paola Binetti (PD) che difende la libertà religiosa ma ritiene utile un “momento di riflessione”.
E mentre anche il Vaticano si schiera decisamente contro (monsignor Ravasi parla delle moschee come di una “sorgente di comunione e dialogo”), sono le stesse comunità islamiche che, per bocca di alcuni intellettuali, colgono la palla al balzo per rivendicare a loro volta la necessità di giungere ad un loro riconoscimento concordato con la Repubblica italiana.

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