Piazza Affari: brutta settimana

di Ranieri Commenta

 

La settimana scorsa, immediatamente precedente all’apertura dei seggi elettorali, pare abbia avuto un andamento pericoloso in Borsa. Ma, a pensarci bene, e in maniera intuibile, e dando ascolto al parere degli addetti ai lavori, sembra quasi fisiologico che nella settimana prima delle elezioni a farla da padrone sui mercati sia l’incertezza. E, incertezza, in Borsa, significa perdita. Ma, purtroppo, non si è trattato dell’unico elemento che ha fatto andare giù gli indici di Piazza Affari.

Una settimana di incertezza alla Borsa di Milano

In settimana l’andamento della Borsa di Milano è stato segnatamente negativo con la flessione di tutti gli indici azionari degni di nota. E, come sempre accade in occasioni del genere, all’abbassamento degli indici principali dei mercati azionai italiani risponde a stretto giro l’innalzamento dello spread (leggi anche: La Grecia è al collasso). In settimana il differenziale tra i nostri Btp decennali e i Bund tedeschi a dieci anni si è attestato intorno ai 300 punti con oscillazioni varie. I tassi dei titoli italiani si sono aggirati intorno al 4,50% mentre quelli tedeschi continuavano a scendere. Andamento simile nei contenuti, ma ancor più preoccupante nei numeri, è quello mantenuto dalla Borsa di Madrid e dai Bonos (i titoli omologhi spagnoli ai nostri Btp e ai Bund tedeschi): in Spagna i valori medi in settimana hanno indicato più di 350 punti di spread e tassi dei Bonos a più del 5%.   Non bisogna però pensare che tutta la responsabilità del cattivo andamento di Borsa, in Italia e non solo, sia imputabile all’incertezza politica, anche perchè pochi giorni fa la pronuncia di Bruxelles: bene la crescita italiana.

Le ragioni non politiche

In effetti, il fatto che facciamo riferimento alla settimana immediatamente precedente alle elezioni politiche è, ovviamente, molto significativo, ma la contrazione dei mercati internazionali (e quindi italiano) dipende anche da altro. In primo luogo da tutti i segnali negativi provenienti dall’economia reale (calo della fiducia, e degli investimenti, per le piccole e medie imprese) e dalle intenzioni della Fed. Pare infatti che la Banca Centrale degli Stati Uniti potrebbe variare il suo programma di acquisto di titoli: significherebbe interrompere, o ridurre drasticamente, il suo piano di intervento pari a 85 miliardi di dollari al mese che funge da salvagente per l’economia statunitense.

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