Spari a Palazzo Chigi

di Ranieri Commenta

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Un pazzo spara contro i carabinieri fuori Palazzo Chigi. Ne ferisce due e poi viene catturato. Negli stessi minuti era in corso il giuramento dei neo ministri del governo Letta. Insomma, una domenica che ha mostrato un film molto diverso da quello che tutti si aspettavano di vedere e volevano vedere. Dopo circa due mesi dalle elezioni del 24 e del 25 febbraio, finalmente, il presidente del Consiglio Enrico Letta aveva sciolto la riserva e stamattina tutti aspettavano il rito ufficiale del giuramento (leggi: Le reazioni alla lista dei ministri).

Luigi Preti

Proviamo a ricostruire i fatti: l’attentatore si chiama Luigi Preti, calabrese di Rosarno di 49 anni residente da anni in Piemonte, precisamente ad Alessandria. Non si tratta di un uomo noto alle forze dell’ordine perché, da quanto trapela dalle prime indagini, Preti è incensurato senza precedenti penali. Ha agito da solo e questo fa escludere l’ipotesi di una trama terroristica ma riconduce il gesto all’atto di uno squilibrato. Intorno alle 11,30 dunque, proprio durante il giuramento dei neo ministri, Preti si sarebbe avvicinato ai carabinieri in pattuglia fuori a Palazzo Chigi e avrebbe esploso sei o sette colpi di pistola.

La dinamica

Dalle prime ricostruzioni fotografiche e ambientali la scena si sarebbe svolta in questo modo: Preti proveniva da via dell’Impresa, vale a dire da quella stradina che passa in mezzo a Montecitorio (sede del Parlamento) e Palazzo Chigi (sede del governo). Avvicinatosi ai carabinieri vestito in giacca e cravatta avrebbe prima sfidato le forze dell’ordine invitando i militari a sparargli e, solo dopo, avrebbe tirato fuori la sua pistola sparando ad altezza d’uomo. L’uomo è stato arrestato. I due carabinieri, feriti uno al collo e uno alla testa, sono in gravi condizioni ma non appaiono in pericolo di vita. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, giunto sul posto, ha puntato l’indice contro tutti coloro che stanno da mesi gettando fango contro il Palazzo, acuendo le tensioni sociali e provocando in maniera indiretta il gesto di uno squilibrato (leggi: M5S contro il governo Letta).

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