No al canone speciale su computer e smartphone

di Vito Verna Commenta

Nessuno dovrà più pagare il canone RAI speciale sul possesso di computer e smartphone.

La ragion di Stato, infine e per fortuna, avrebbe prevalso sull’interesse, prettamente economico, del singolo.

Ci stiamo naturalmente riferendo, nel caso in cui non si fosse ancora ben capito, alla presunto pagamento del canone speciale, “dovuto” su computer, smartphone, palmari e tablet, che la RAI avrebbe negli scorsi giorni preteso sia dai professionisti che dalle aziende.

CLAUSOLA GRAVIDANZA CONTRATTI RAI

La validità della richiesta, improvvisamente recapitata agli interessati con tanto di bollettino precompilato, si sarebbe fondata, stando ai vertici dirigenziali della più importante televisione pubblica italiana, sul regio decreto-legge n. 246 del 21 febbraio 1938, relativo alla “Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni”, che all’art. 1 dichiara: “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto. La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l’impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l’utenza di un apparecchio radioricevente“.

La protesta, contro un provvedimento che avrebbe costretto ogni singolo professionista ed ogni singola azienda italiana ad un pagamento annuale compreso tra i 400 ed i 6.000 euro l’anno, è stata naturalmente violenta e feroce e avrebbe addirittura visto scendere in campo la Confindustria che, certa del disagio che un tale assurdo balzello avrebbe causato a professionisti ed aziende, avrebbe intimato ai propri consociati di esimersi dal pagamento sino a che la vicenda non fosse stata definitivamente chiarita.

RAI E LA CRISI DEL SERVIZIO PUBBLICO

Chiarimento che, fortunatamente, sarebbe arrivato nella prima mattinata di oggi, mercoledì 22 febbraio 2012, in seguito al serrato meeting che avrebbe coinvolto sia i vertici dirigenziali RAI che il Ministero dello Sviluppo Economico che, senza in realtà incontrare alcuna strenua resistenza, avrebbe indotto la RAI a desistere dalle proprie pretese con la motivazione, più che valida, che: “l’estensione del canone Rai agli apparati dell’Ict, la pretesa di associarlo alla titolarità di un abbonamento a banda larga, il richiamarsi a una legge del ’38 per tassare tecnologie del duemila, sono frutto di un’interpretazione del tutto arbitraria non supportata da alcun riferimento legislativo

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