L’Italia vota sì la risoluzione per la Palestina stato osservatore all’ONU

di G.V. Commenta

Il voto favorevole dell'Italia all'assemblea generale delle Nazioni Unite, per riconoscere la Palestina come "stato osservatore non membro" non incontra il parere favorevole di Germania e Inghilterra.

Nel pomeriggio  il governo Italiano, durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha annunciato attraverso un comunicato dal titolo “Risoluzione Palestinese all’ONU, l’italia vota a favore” (www.governo.it),  la propria propensione a votare si nei confronti della risoluzione ONU che riconosce la Palestina come “stato osservatore non membro”.

La posizione iniziale dell’Italia era indirizzata verso l’astensione, come del resto ha fatto il Regno Unito, per le difficoltà nel trovare una linea comune europea. Poi la svolta presa dal Governo in linea con l’impegno  il tanto acclamato rilanciare del Processo di Pace in Medio Oriente affinché vengano riconosciuti due stati, quello israeliano e palestinese, che possano vivere l’uno vicino all’altro nella pace, nella sicurezza e nel mutuo riconoscimento.

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La scelta di voto favorevole alla risoluzione è stata comunicata, da parte del premier Monti, sia al presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) che al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo non è apparso affatto entusiasta della linea italiana, che si va a contrapporre anche con il voto negativo da parte degli Stati Uniti d’America, fedeli alleati storici di Israele.

In linea di massima l’Europa si è divisa tra favorevoli con in testa Italia, Francia, Spagna, Danimarca e astenuti come la Germania e Regno Unito. Riconoscere la Palestina come “stato osservatore non membro” effettivamente è solo un atto simbolico che però nella sostanza diventa importante ai fini di poter avere un giorno due stati indipendenti l’uno dall’altro che convivono pacificamente. 

Quello che non ha convinto e non ha dato la possibilità di creare un fronte comune europeo, è la richiesta da parte dei palestinesi di iniziare i negoziati partendo dai confini territoriali stabiliti dall’OLP, cosa che non incontra, per ora, nessuna apertura positiva da parte d’Israele, che non vuole perdere i territori acquisiti in questi anni per sue ragioni di sicurezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

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