Moratoria sulla pena di morte in Cina

di Elena Botta Commenta

In Cina, la scorsa settimana la Suprema corte del popolo cinese, che è la massima figura istituzionale del paese, ha richiesto a tutti i tribunali di applicare una moratoria di due anni alle esecuzioni che prevedono la pena di morte

La clamorosa notizia risale a qualche giorno fa, ma le principali fonti di informazione italiane non ne hanno parlato e la cosa pare essere molto strana.
In Cina, la scorsa settimana la Suprema corte del popolo cinese, che è la massima figura istituzionale del paese, ha richiesto a tutti i tribunali di applicare una moratoria di due anni alle esecuzioni che prevedono la pena di morte.
E secondo l’agenzia di stampa Nuova Cina, che ha dato la notizia, l’applicazione della pena di morte verrà applicata soltanto ad uno sparuto gruppo di criminali che hanno commesso reati estremamente gravi.
Questa moratoria in realtà rappresenta un secondo emendamento che è stato apportato al codice civile cinese, che è entrato in vigore lo scorso febbraio, quando il legislatore aveva deciso di ridurre i reati punibili con la pena capitale da 55 a 13 ed eliminandola nel caso di reati finanziari o non violenti.



Ora la domanda che assale le persone con un’intelligenza media è: perchè nessun mezzo di informazione ne ha dato notizia, a parte noi, La Repubblica e dei brevi trafiletti sulla rete?
La risposta da dare non è semplice, ma una supposizione potrebbe essere che il governo cinese si sia reso conto che per poter diventare di diritto la più grande potenza economica del pianeta, debba comportarsi in modo “civile”; la Cina probabilmente ha compreso che per poter raggiungere tutti i mercati occidentali e surclassare le economie locali (come già da tempo sta facendo) debba abolire la pena di morte, in quanto atto di inciviltà e di disumanità, che non le permette di essere accolta a braccia aperte dal mondo economico occidentale.
Il paradosso sta nel fatto che questo probabilmente è avvenuto non per un senso civico o per uno sdoganamento dell’umanesimo in quanto tale, bensì per il dio denaro.
La vita di un uomo vale un contratto stipulato con qualche multinazionale del mondo occidentale e nulla di più; il valore della vita umana non è contemplato se non in base ad una sordida logica capitalistica e consumistica.
La notizia è di per sè un faro di speranza, ma possiede un lato oscuro che è come un baratro senza fine di cinismo e opportunismo.
Un grande passo avanti per la tutela dei diritti umani e se in questo caso i mezzi giustificano il fine, festeggiamo per tutte le vite salvate.

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