Papa Francesco I

di Ranieri Commenta

 

Il nuova Papa è il cardinale Jorge Mario Bergoglio, vescovo di Buenos Aires. Eletto, o meglio, nominato sommo pontefice ieri sera: la fumata bianca poco dopo le 19, l’attesa di poco superiore all’ora per attendere lo svolgersi dei riti dell’occasione e il nuovo Papa ha fatto il suo primo discorso poco dopo le 20. Il nome scelto è quello di Francesco I con un evidentissimo richiamo al culto di San Francesco d’Assisi.

La novità Bergoglio

E’ stato un mese di enorme rilevanza per la storia della Chiesa, delle religioni in senso lato e del significato del papato in senso stretto. Un mese di novità epocali, di accadimenti che mai si erano verificati in più di duemila anni di storia e che, per forza di cose, hanno condizionato i momenti immediatamente successivi e non solo. Inutile e ridondante soffermarsi oggi ancora una volta sulla rilevanza della scelta di Benedetto XVI di rassegnare le proprie dimissioni, più interessante sottolineare come le dimissioni di Benedetto XVI abbiano potuto influenzare la nomina di Francesco I. Se noi infatti pensiamo alle dimissioni di un Papa ci viene subito in mente la parola novità, concetto uguale a quello di cui stiamo parlando da ieri sera quando abbiamo visto il primo Papa non europeo, il primo Papa latino americano, il Primo Papa gesuita e, non ultimo, il primo Papa che sceglie di chiamarsi Francesco. E il secondo più votato nello scorso Conclave.

Novità, vissuto e geopolitica alla base della scelta dei cardinali

Sono eterogenee le ragioni che hanno portato sul soglio pontificio il cardinale Jorge Mario Bergoglio: la prima è l’elemento di forte novità che abbiamo appena spiegato e, di fatto, suggerito in modo fortissimo dallo stesso Benedetto XVI che sacrificando se stesso pare abbia voluto istillare nei cardinali la necessità di ricominciare dal nuovo. In secondo luogo possiamo pensare al vissuto di Bergoglio: lontano dalla mondanità, lontano dalla ricchezza, senza autista, senza cuoco e sempre in giro per le strade più povere di Buenos Aires. Infine, una ragione di enorme importanza: è sudamericano (leggi anche Hugo Chavez è morto). E il continente sudamericano è uno dei due massimi problemi oggi della Chiesa insieme alla Cina: se in sud America ogni giorno migliaia di cristiani abbandonano il cattolicesimo rifugiandosi in sette e chiese anche molto ridotte, in Cina i cattolici vivono quasi una persecuzione. Una persecuzione nuova non fatta di riti medioevali ma fatta di stratagemmi: non potendo perseguitare i cattolici, la Cina ha creato una Chiesa nazionale staccata da Roma. E quindi la scelta geopolitica (criterio fortunato con Giovanni Paolo II) poteva premiare o un sud americano o il vescovo di Hong Kong: semmai sarà il prossimo un papa cinese.

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