Referendum contro il “porcellum”

di Redazione Commenta

La Cassazione ha giudicato valide le firme raccolte dai comitati referendari per l'abrogazione della legge elettorale, il cosiddetto "porcellum"

Gli Italiani non vogliono il “porcellum” almeno gli oltre 530 mila che hanno firmato i quesiti relativi al referendum popolare di abrogazione della legge elettorale attualmente in vigore.
Un primo successo i firmatari lo hanno già ottenuto, la Cassazione ha infatti giudicato valide le firme raccolte, la palla adesso passa alla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti referendari.


Grande soddisfazione è stata espressa da parte dei comitati promotori a nome di tutti i cittadini che non vogliono tornare alle urne con l’attuale Legge Calderoli, l’obiettivo dei comitati è quello di restituire la piena rappresentatività alle Camere, dove attualmente siedono deputati e senatori “nominati” e non votati.
Adesso il timore dei comitati promotori è che il Parlamento, qualora arrivasse il giudizio di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale, possa ideare qualche legge ad hoc per “boicottare” le finalità del referendum, infatti trattandosi di un referendum abrogativo, questo presuppone che la legge da abrogare sia in vigore.
Altra possibilità sarebbe quella di affrontare il tema della riforma elettorale in aula, con una seria revisione dell’attuale sistema, ma su questa linea sembra davvero difficile, ad oggi, giungere ad una larga intesa.
Quindi il referendum potrebbe essere l’unica possibilità di tornare alle urne senza il “porcellum”, in pratica se dovesse passare il referendum verrebbe abrogato l’attuale sistema proporzionale con liste bloccate, vale a dire senza le preferenze (l’elettore è chiamato ad esprimere la sola preferenza per la “lista”mentre i candidati vengono eletti con l’ordine prestabilito, da qui l’espressione di parlamentari “nominati” e non “eletti”) con “sbarramento” e premio di maggioranza attribuito affinchè la coalizione vincente possa raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Si dovrebbe quindi tornare a votare con il vecchio sistema misto che prevedeva una percentuale di deputati eletti nei collegi uninominali con il sistema maggioritario (il 75%) e la rimanente parte con sistema proporzionale. Un sistema analogo è implementato anche per il senato.