Greenpeace attacca le società IT

di Alessandro Bombardieri Commenta

La denuncia arriva direttamente dal rapporto Make IT Green...

Arriva da Greenpeace un nuovo allarme contro le aziende del web, le cosiddette web farm, che secondo l’associazione ecologista, inquinano troppo soprattutto a causa della nuova tecnologia chiamata cloud computing, che prevede l’immagazzinamento dei dati su server in remoto, che quindi necessitano di nuovi spazi.

Secondo Greenpeace il nuovo cloud computing non aiuterà a combattere i cambiamenti climatici, anzi, secondo quest’accusa i colossi dell’IT stanno costruendo data center che saranno alimentati principalmente da centrali a carbone.

La denuncia arriva direttamente dal rapporto Make IT Green, che è stato pubblicato di recente da Greenpeace, e punta l’attenzione sulle conseguenze ambientali legate al cloud computing.

Secondo Greenpeace, con il tasso di crescita attuale di questo sistema, i data center e le reti di telecomunicazioni consumeranno quasi 2.000 miliardi di kilowattora di elettricità nel 2020, il triplo del loro consumo attuale e più del consumo elettrico di Francia, Germania, Canada e Brasile messi insieme.

Greenpeace attacca soprattutto Facebook, che creato un nuovo data center a Prineville, nell’Oregon (USA) e ha scelto di alimentarlo a carbone. Yahoo per esempio per il nuovo server costruito a Buffalo, nello Stato di New York, ha deciso di impiegare anche energia idroelettrica.

Apple invece nel suo nuovo impianto in North Carolina punterà soprattutto sul carbone, scelta che non piace molto a Greenpeace. Anche Microsoft e Google secondo il report, hanno alcuni centri che puntano pesantemente sul carbone.

Greenpeace manda un invito alle società dell’IT perchè scelgano con cura i luoghi dove costruire e le fonti di energia per alimentare data center e impianti.

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