La riduzione del debito pubblico

di Ranieri Commenta

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Il debito pubblico italiano sta crescendo in maniera costante e quasi non ce ne si rende conto. Nel senso che ormai il calcolo del debito pubblico e le notizie ad esso inerenti non rappresentano neanche più motivo di grosso interesse se non per quanto riguarda gli addetti ai lavori o un’analisi specifica dei parametri dell’economia nazionale del nostro Paese. Fatto sta che si tratta di una problematica atavica del nostro Paese cui non sembra esserci ancora una soluzione: la più recente rilevazione in materia di debito pubblico è di fine aprile e segna 2.041,3 miliardi di euro.

Il rapporto deficit-pil

Parlare di un debito pubblico superiore ai 2 mila miliardi di euro rende l’idea di una cifra assolutamente altissima, ma è altrettanto vero che la reale misura del debito pubblico italiano la percepiamo nel classico e sempre importantissimo rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo: al momento il debito pubblico del nostro Paese è pari a circa il 130% del Pil. Si tratta quindi di un parametro sui cui occorre intervenire in modo drastico e immediato in quanto dal 2015 entreranno in vigore le regole di politica economica europea stabilite dal Fiscal Compact in base alle quali l’Italia dovrebbe essere in grado di tagliare il debito pubblico di una misura equivalente a 3 punti di pil per i prossimi venti anni (leggi anche: Abolizione delle province, primo atto).

Gli obblighi comunitari

L’obiettivo del Fiscal Compact è quello di arrivare ad un rapporto deficit – pil inferiore al 60% ed è chiaramente un obiettivo molto ambizioso: diciamo anche che all’interno del nostro esecutivo una parte, il Popolo della Libertà, sta facendo pressione per approntare un piano concreto di revisione del debito pubblico nazionale in modo da raggiungere gli obiettivi sanciti dai vincoli di bilancio comunitari in modo autonomo e senza la scure dell’Unione Europea pronta a intervenire. E per cercare di intervenire in modo autonomo sul debito pubblico il governo sta vagliando una serie di interventi in grado di ottenere una riduzione strutturale del debito pubblico di circa 400 miliardi, cifra pari a circa 25 punti di pil (leggi anche: Letta: Province e debiti PA).

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