La tassazione delle sigarette elettroniche

di Ranieri Commenta

Il fenomeno delle sigarette elettroniche si sta diffondendo con costante crescita all’interno del nostro Paese. In questa sede a noi non interessa interrogarci sulla sicurezza o meno della sigaretta elettronica portando le più recenti ricerche scientifiche in merito né per supportare né per confutare quanto si scrive in merito negli ultimi mesi. In questa sede a noi interessa analizzare la volontà del governo di tassare le nuove sigarette elettroniche in misura concettualmente analoga a quanto lo Stato fa con le sigarette tradizionali.

Le intenzioni del governo

A conti fatti l’intento di tassare le sigarette elettroniche non è recentissimo: il governo, o meglio, sia il governo Letta che soprattutto il precedente governo tecnico del premier dimissionario Mario Monti, hanno provato a inserire il progetto di tassazione delle sigarette elettroniche in più di un’occasione: a novembre dell’anno scorso nell’ambito del Decreto Sviluppo, il mese successivo all’interno della legge di Stabilità e anche qualche giorno fa sotto forma di emendamento al decreto sui debiti della pubblica Amministrazione. La fretta è testimoniata da due fattori collegati reciprocamente: il crollo del gettito fiscale derivante dalla vendita delle sigarette tradizionali e l’aumento continuo della vendita di sigarette elettroniche (leggi anche: La fiducia degli italiani nel governo Letta).

Il buco per i Monopoli di Stato

Il calcolo dell’ammanco nelle casse dello Stato derivante dalla diffusione delle sigarette elettroniche e dalla contestuale drastica riduzione della vendita delle sigarette tradizionali è di portata enorme. La cifra l’ha stilata il Monopolio di Stato che ha parlato di una perdita per le casse dello Stato pari a circa 700 milioni di euro. Una controprova dei guadagni notevolissimi relativi alla vendita delle sigarette elettroniche è una misurazione che può essere maccheronica e solo indicativa, ma che non per questo deve essere considerata inaffidabile: nelle nostre città, infatti gli unici esercizi commerciali che sembrano non risentire della crisi e che spuntano come funghi sono proprio le rivendite di sigarette elettroniche che continuano a guadagnare sfruttando l’assenza di tassazione alcuna (leggi anche: L’allarme di Confindustria).

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