Gli effetti dell’abrogazione della legge Fini-Giovanardi

di Alba D'Alberto Commenta

 Arriva, da parte della Corte costituzionale, la pesante bocciatura per la legge Fini-Giovanardi che metteva droghe leggere e pesanti sullo stesso piano. La norma è stata giudicata anticostituzionale e dunque al suo posto viene riesumata la Iervolino-Vassalli, così come modificata successivamente al referendum del 1993.

I giudici riunitisi il 12 febbraio in Camera di consiglio avevano dichiarato l’illegittimità degli articoli 4-bis e 4-vicies ter del Dl 272/2005, convertito dalla 49/2006, eliminando le modifiche apportate con le norme. Modifiche considerate incostituzionali. L’illegittimità era stata sollevata dalla terza sezione penale della Cassazione.

Viene così rimossa la norma con cui si erano parificate ai fini sanzionatori droghe pesanti e leggere: con la Fini-Giovanardi erano infatti state inasprite le pene, prima comprese tra due e sei anni, per chi spaccia hashish, contemplando la reclusione da sei a venti anni con una multa compresa tra i 26mila e i 260mila euro.

La legge era entrata in vigore a inizio 2006 e nessuno dei governi e dei parlamenti eletti nel 2006, 2008 e 2013, con maggioranze di centrosinistra, di centrodestra o tecniche aveva mai provveduto a modificarla.

Le conseguenze e le ripercussioni sui procedimenti in corso per questi stessi reati saranno molte. Per i reati i termini di prescrizione, infatti, saranno ridotti, e più ridotti saranno anche gli strumenti investigativi, quali le intercettazioni, cui sarà possibile far ricorso in fase di indagini.

Discordanti invece i giudizi sull’impatto per le condanne già passate in giudicato.

Gli effetti della bocciatura saranno dunque tangibili soltanto sui procedimenti in corso e non per chi é stato già condannato in via definitiva.

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