Processo Ruby bis il giorno di Karima

di G.V. Commenta

Processo Ruby bis: Karima testimonia in aula Karima El Mahroug in arte Ruby Rubacuori, quest'oggi è stata ascoltata come test nel processo definito Ruby bis

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Processo Ruby bis: Karima testimonia in aula

Karima El Mahroug in arte Ruby Rubacuori, quest’oggi è stata ascoltata come test nel processo definito Ruby bis per la continuità con il processo che vede inquisito Silvio Berlusconi. La giovane marocchina è entrata per la prima volta nel Palazzo di Giustizia di Milano accompagnata dal suo compagno Luca Risso e i suoi due avvocati  per deporre come parte lesa nel processo Ruby bis a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Il 4 aprile scorso Karima aveva organizzato un sit-in davanti al Tribunale di Milano per leggere una lettera e far ascoltare la sua voce nonostante non fosso stato richiesto nel processo Ruby la sua testimonianza né dal pm Boccassino né dalla difesa di Berlusconi.

(leggi anche … Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora rinviati a giudizio )

Parente di Mubarak

Le prime domande dei giudici sono state sulla falsa identità data da Karima al suo futuro manager Lele Mora e la sua prima volta ad Arcore. La giovane racconta di essere arrivata a Villa San Martino per la prima volta il 14 febbraio 2010 per far parte di una cena ospite di Berlusconi alla quale presero parte anche altre ragazze. In quell’occasione la teste dichiara di essersi presentata come una lontana parente di Mubarak e di essere entrata in quella zona della casa, tipo locale notturno, definito bunga-bunga.

Il bunga-bunga party

In una zona della casa, che ricordava un locale notturno per luci, arredamento, musica e drink si svolgevano i dopo cena, dei veri e propri party dove si ballava. La ragazza marocchina ricorda i travestimenti ammiccanti delle altre ragazze presenti tra cui la Polanko, Minetti e Iris Berardi che però non sfociavano mai in rapporti sessuali.

Le buste di Berlusconi

Anche nel processo Ruby bis vengono fuori queste “buste” che Berlusconi donava alle ragazze come compenso per la loro “prestazione” che però non vengono mai legate a prestazioni sessuali fatto che dovrà accertare la stessa procura e dovrebbe costare caro ai tre indagati principali.

leggi anche Nicole Minetti presenta le carte difensive ai PM

 

 

 

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