Napoli è fuori dall’emergenza

di afunelli Commenta

A sei mesi dall'elezione il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha superato l'emergenza rifiuti nella sua città.

Era la fine del mese di maggio quando l’ormai ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiarava con amarezza che i napoletani si sarebbero pentiti di avere eletto “lo sceriffo” Luigi De Magistris sindaco del capoluogo partenopeo.


Da allora sono passati 6 mesi durante i quali il sindaco e la sua giunta hanno lavorato senza sosta e i giorni dell’emergenza sembrano ormai alle spalle, infatti il 3 dicembre, dopo un lungo vertice a porte chiuse con Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Luigi Cesaro, presidente della provincia e il governatore Stefano Caldoro, il neo ministro dell’ambiente Corrado Clini ha dichiarato che a Napoli non sussiste più alcuna condizione di stato di emergenza sul fronte dei rifiuti. Infatti è stato trovato un accordo per quanto riguarda il piano della gestione dei rifiuti, discorso molto delicato perché mancano soltanto 2 mesi alla scadenza dell’ultimatum dell’Unione Europea dopodiché partirà una procedura d’infrazione con le relative sanzioni per la situazione dei rifiuti in Campania. Il ministro ha sottolineato la necessità di dare delle risposte rapide alle richieste della Commissione europea nel quadro generale del piano regionale
Il primo punto dell’accordo siglato prevede l’adozione di misure atte a incentivare la raccolta differenziata, integrando la stessa con processi di valorizzazione dei materiali raccolti soprattutto tramite la realizzazione di una impiantistica adeguata, cruciale a questo riguardo l’incentivazione del compostaggio in ambito locale.
Un’altra vittoria per il sindaco De Magistris è l’avere ottenuto una revisione dell’accordo siglato nel 2008 che prevedeva la realizzazione di un inceneritore a Napoli est

TERMOVALORIZZATORI E DISCARICHE CONTRO I RIFIUTI CAMPANI

e l’avere inoltre ottenuto un impegno affinchè venga sbloccato l’utilizzo dei fondi Fas (Fondi aree sottosviluppate) al di fuori del patto di stabilità.
I napoletani, almeno per ora, non sono pentiti.

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