Fiat Italia potrebbe chiudere alcuni impianti

di Vito Verna Commenta

Oltre allo stabilimento di Termini Imerese potrebbero chiudere altri due dei 5 impianti di Mirafiori, Cassino, Atessa, Melfi e Pomigliano.

Fiat S.p.A., dopo aver definitivamente abbandonato lo stabilimento siciliano di Termini Imerese, potrebbe dover chiudere, stando alle indiscrezioni lasciate trapelare dall’amministratore delegato del gruppo industriale torinese Sergio Marchionne, addirittura due degli attuali 5 siti di produzione (Mirafiori, Cassino, Atessa, Melfi e Pomigliano).

ACCORDO DI POMIGLIANO ESTESO AD OGNI STABILIMENTO FIAT 

I motivi di una tale dichiarazione, rilasciata nel corso di un’intervista fiume con Massimo Mucchetti del Corriere della Sera, sarebbero da ricercare nella sostanziale impossibilità di conoscere il futuro dell’auto, sia per quanto riguarderebbe il mercato italiano che quello europeo, con la conseguente impossibilità di stabilire, e raggiungere, target di vendita in base ai quali poter affermare, già da oggi, che ognuno dei 5 stabilimenti italiani verrà salvato.

AUTO BLU ITALIANE PER RAZIONALIZZARE I COSTI

Stando alle ipotesi elaborate dallo stesso Marchionne, purtroppo confermate dalle rilevazioni statistiche effettuate nel corso degli ultimi mesi sull’argomento, le vendite di automobili, sia in Italia che in Europa, sarebbero in forte calo e, per lo meno sino agli inizi del 2014 se non oltre, non si prospetterebbe la benché minima inversione di tendenza.

SERGIO MARCHIONNE E’ TRA GLI UOMINI PIU’ INFLUENTI AL MONDO

Vi sarebbe infine da considerare come Sergio Marchionne abbia sin dagli inizi del proprio incarico cercato di favorire la statunitense Chrysler che, a detta degli analisti, avrebbe decisamente migliori chance di crescita ed espansione, soprattutto per merito di un mercato vivace e dinamico che, superato il primo momento di sconforto e sorpresa avrebbe tutte le intenzioni di tornare a spendere senza preoccupazioni di sorta, rispetto a Fiat, la cui unica possibilità di sopravvivenza risiederebbe nell’esito delle esportazioni oltreoceano.

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