La crisi non è finita cresce la disuguaglianza sociale

di G.V. Commenta

Dati non certo positivi sulla ricchezza delle famiglie italiane. Aumenta a dismisura la forbice tra i ricchi e i meno abbienti anche se ci sono alcuni dati che sembrano dire il contrario.

Della crisi, si dice, che sia in fase calante o per lo meno che il peggio sia passato, ma intanto come nelle scosse violente di terremoto, si iniziano a contare i danni, che acuiti dalle politiche sbagliate di questi anni, mostrano dei dati che dovrebbero far riflettere sulle scelte che il nostro Paese dovrà prendere per il futuro in materia economica.

Al di là del reale impoverimento delle famiglie italiane il dato più eclatante è la disuguaglianza sociale che va accrescendosi nel nostro Paese. Dai dati Bankitalia emerge che la distribuzione della ricchezza non è per nulla equa, anzi il 10% più ricco del nostro paese detiene il 45,9% delle ricchezze mentre la metà più povera delle famiglie italiane detiene solo il 9,4%. L’indice che misura l’andamento di queste disuguaglianze è in netto aumento.

Dal 2011 in termini reali la ricchezza netta si è ridotta del 3,4%. Alla fine dello scorso anno la ricchezza procapite era di 140mila pro capite e 350mila in media per le famiglie. Cifre che non corrispondono alle reali condizione essendo la ricchezza accentrara in una elite nazionale.

Un altro paradosso è che le famiglie italiane hanno  un’elevata ricchezza netta, pari, nel 2010 a 8 volte il reddito disponibile, contro 8,2 dell’Inghilterra, l’8,1 della Francia, il 7,8 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 5,3 degli USA. Ricchezza amplificata dal basso indebitamento, pari al 71% del reddito disponibile a fronte del 100% di Francia e Germania o al 125% degli USA e il 165% del Regno Unito.

Le famiglie totalmente in rosso in cui non è presente il possesso di alcun immobile sono il 2,8%, dato che visto il 2008 (3,2) sembra diminuire, ma confrotato a partire dal 2000 non è per nulla positivo.

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