La disoccupazione italiana continuerà a crescere

di Vito Verna Commenta

Colpa sia dell'aumento della forza lavoro che del ritorno della recessione che potrebbe costringere numerose aziende italiane ad una radicale ristrutturazione con conseguente riduzione del personale.

La disoccupazione italiana continuerà a crescere

Il Centro Studi di Confindustria, l’organo della Confederazione Generale dell’Industria Italiana preposto all’analisi delle serie storiche riguardanti il mercato del lavoro (capace, dunque, di fotografare la reale situazione di disagio che starebbe vivendo l’Italia), avrebbe in mattinata dato alle stampe un accurato rapporto, redatto negli scorsi mesi, riguardante il tasso di disoccupazione, la percentuale della forza lavoro sul totale della popolazione nazionale e le possibilità di crescita del settore industriale sia dal punto di vista manifatturiero che dal punto di vista delle società di servizi.

I SUICIDI DELLA CRISI ECONOMICA

Ebbene, stando alle indagini condotte dagli esperti della Confindustria, le prospettive non potrebbero esser maggiormente fosche giacché l’impennata della disoccupazione registratasi a febbraio 2012, schizzata al 9,3% dall’8,3% di agosto 2011, non potrà che proseguire peggiorando di gran lunga la situazione.

POSSIBILI EFFETTI COLLATERALI DELLA CRISI ECONOMICA

Colpa, assicurano gli analisti della Confederazione Generale dell’Industria Italiana, sia dell’aumento della forza lavoro che del ritorno della recessione che, con ogni probabilità, potrebbe costringere numerose aziende italiane ad una radicale ristrutturazione con conseguente riduzione del personale.

RECORD FALLIMENTI PMI NEL 2011

Potrebbe essere interessante notare come la crisi economica abbia indotto un sempre maggior numero di individui, anche all’interno della stessa famiglia, a cercare un nuovo lavoro piuttosto che un secondo lavoro (così da compensare, grazie al doppio o addirittura triplo impegno del singolo lavoratore piuttosto che di tutti i membri della famiglia abili al lavoro, la perdita del potere di acquisto delle retribuzioni) facendo così aumentare, da gennaio 2012, la forza lavoro addirittura dello 0,8%.

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