Piano tedesco di uscita dall’euro

di Vito Verna Commenta

La Germania ha elaborato un piano di salvataggio che preveda l'uscita dall'euro. Entro dieci giorni verrà approvato e messo in pratica oppure accantonato.

Quando si diventa, per caso, fortuna, impegno o dedizione, una delle più importanti economie europee o mondiali, scendere a patti o compromessi, al fine di aiutare i più deboli, non è certamente facile.

Si vorrebbe, infatti, mantenere, il più a lungo possibile, il prestigio, l’onore ed il rispetto ottenuti in tanti anni di faticoso lavoro, si vorrebbe, orgogliosamente ed egoisticamente, conservare lo scettro, si vorrebbe, soprattutto, non venir trascinati in basso per un’idea, quella degli Stati Uniti d’Europa, in cui forse nessuno ha mai veramente creduto e che oggi, a causa delle tragiche vicende politico-finanziarie interne e sovranazionali, scricchiola pericolosamente.

La crisi economica, che si trascina ormai senza posa dal 2008 e che ha finito per coinvolgere, infine, gli Stati nazionali, appesantiti da una crisi da debito sovrano che non si ha i mezzi o la volontà di provare ad abbattere, ha fiaccato gli animi e le casse di moltissimi Paesi europei, Italia compresa, che, oggi, si trovano sull’orlo del baratro.

IL MONDO SI PREPARA ALLA FINE DELL’EURO

Peccato, però, che, qualunque nazione cada per prima, volontariamente o meno (si veda l’ipotesi di default controllato della Grecia con ritorno alla Dracma), trascinerà con sé, inevitabilmente, l’intero sistema economico-finanziario europeo e mondiale.

L’unica soluzione è quella, per quanto moralmente sconveniente, di anticipare gli eventi, causandosi così una caduta ed un danno che, per quanto gravi e poiché controllati, facciano meno male del lento prosciugarsi di quello che resta dell’Europa.

Deve aver pensato a questo, Angela Merkel, quando ha ordinato a Dirk Meyer, eminente professore dell’Università di Helmut Schimdt di Amburgo, di elaborare un piano tedesco di uscita dall’euro.

IL DESTINO DELL’EURO

IL PIANO TEDESCO DI USCITA DALL’EURO

Questo piano, del quale conosceremo l’eventuale applicazione entro una decina di giorni, prevede una serie di 4 distinti passaggi, accuratamente elaborati che, entro un anno, porterebbe la Germania ad uscire dall’eurozona con un vantaggio, in termini monetari, decisamente considerevole.

Gli analisti e gli esperti tedeschi di economia, finanza e commercio, infatti, hanno calcolato che il piano presentato dall’Università di Amburgo potrebbe costare, alla Repubblica federale, una cifra compresa tra i 250 ed i 340 miliardi di euro.

È una somma, come si intuisce, consistente e che sarà utilizzata, in particolar modo, per rifinanziare i debiti delle banche e delle assicurazioni conseguenti all’operazione (il nuovo Marco tedesco, infatti, potrebbe arrivare a valere circa il 25% in più rispetto all’euro).

POSSIBILITÀ DI DEFAULT A CATENA

L’alternativa, ovverosia rimanere nell’euro, approvare gli eurobond e farsi dunque carico dei problemi dell’Europa periferica, potrebbe voler significare un esborso annuale, senza soluzione di continuità, pari ad almeno 80 miliardi di euro.

Vediamo dunque, nel dettaglio, il piano studiato da Dirk Meyer:

– Chiusura improvvisa e non programmata delle banche e degli sportelli, da effettuarsi di lunedì, per la contabilizzazione di tutti i conti correnti

– Distribuzione, a partire dal martedì successivo, di banconote marchiate che vengano riconosciute come euro tedeschi

– Chiusura delle frontiere commerciali e finanziarie così che nessun euro tedesco esca dalla Germania e nessun euro europeo entri in Germania. Ciò ha lo scopo di svalutare gli euro europei nei confronti degli euro tedeschi.

– Sterilizzazione di ogni euro europeo e tedesco ancora circolante ed introduzione del nuovo Marco tedesco che varrà, lo abbiamo detto, il 25% in più dell’euro. L’operazione si effettuerà a banche e sportelli chiusi dopo circa 2 mesi dalla messa in pratica del piano

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