Crescere è la priorità dell’Italia

di Vito Verna Commenta

Come abbattere il rapporto debito pubblico/PIL.

Considerando la situazione economico-finanziaria europea dal punto di vista di uno dei più efficaci indicatori della politica fiscale di ogni singolo Paese (ovverosia prendendo in considerazione i conti pubblici al netto degli interessi sul debito) l’Italia risulterebbe essere una nazione, con un avanzo pari al 2%, davvero importante, addirittura messa meglio di quella Germania che, in questi ultimi anni, ha dettato i ritmi della ripresa.

Verrebbe da chiedersi, allora, perché mai Moody’s si stia apprestando a giudicare, in maniera nettamente negativa, il nostro Paese.

CRESCITA ECONOMICA ITALIANA FERMA SECONDO CONFINDUSTRIA


La risposta è semplice.

Una politica esclusivamente fiscale, per quanto efficace sia, foss’anche una patrimoniale così consistente da ridurre, in un sol colpo, il debito pubblico al 100% del PIL, sarebbe assolutamente inutile nel caso in cui non fosse accompagnata da una reale e concreta crescita economica.

La storia, in questo come in altri casi, la fa da padrona.

MOODY’S GIUDICA L’ITALIA

Si pensi, per un momento, al periodo compreso tra il 1993 ed il 1998.

Allora, infatti, venne varata una manovra finanziaria dalle dimensioni ciclopiche, affine a quella recentemente approvata con fiducia dal Parlamento, che puntava tutto su una maggiore pressione fiscale.

DEBITO PUBBLICO ITALIANO 2011

I risultati? Disastrosi. Le famiglie italiane ridussero i consumi addirittura del 3%, le industrie ridussero gli investimenti dal 3% all’1,8% su base annua. Considerando, nel complesso, il periodo preso in esame, gli acquisti degli italiani che fino al 1993 seguivano i trend europei si ridussero di oltre la metà.

A crescere, in maniera spropositata, fu solo la spesa pubblica che, negli ultimi 20 anni, è passata dal 43,2% al 46,7%.

Ciò che conta davvero, infatti, è il rapporto tra debito pubblico e PIL (quello italiano è uno dei più alti a livello europeo) e l’unico modo per abbatterlo è quello di far tornare a crescere l’economia.

Una prospettiva alla quale purtroppo nessuno, guardando all’Italia, crede più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>