Archivio-Genchi, la preoccupazione è bipartisan

di Giuseppe Aymerich Commenta

Ignoto ai più fino a pochi giorni fa, quello di Gioacchino Genchi (consulente tecnico della procura di Catanzaro) sta diventando..

Ignoto ai più fino a pochi giorni fa, quello di Gioacchino Genchi (consulente tecnico della procura di Catanzaro) sta diventando giorno dopo giorno uno dei nomi più scottanti nel panorama politico italiano.

Stando alle notizie che filtrano giorno dopo giorno, pare che Genchi abbia messo su negli anni uno sterminato archivio contenente le registrazioni di telefonate di circa 350.000 ignari cittadini, molti dei quali non erano nemmeno soggetti a indagine. Fra di loro, anche numerosi politici, fra cui lo stesso premier Silvio Berlusconi.


Lo stesso Genchi, tuttavia, smentisce gran parte delle indiscrezioni. Egli afferma di non aver mai svolto personalmente alcuna registrazione ma di aver solo analizzato i tabulati derivanti da indagini condotte da altri, e inoltre smentisce di detenere alcuna banca-dati. Il consulente tecnico, tuttavia, ammette di essere venuto a conoscenza di molti segreti, anche ad alto livello, ma che non intende divulgare.

Mentre i contorni della vicenda si mantengono piuttosto nebulosi, il mondo politico si interroga e mescola l’indignazione per il caso-Genchi con le intenzioni di riforma delle intercettazioni telefoniche.
Berlusconi è furente, trova nelle notizie che filtrano dalla stampa la conferma degli abusi che da tempo contesta e arriva a definire la vicenda come “il più grande scandalo della storia della Repubblica”. Non è meno indignato Maurizio Gasparri, che invoca la “corte marziale”.


Anche nel centrosinistra, comunque, la questione appare grave e meritevole di indagini. Il più preoccupato appare Francesco Rutelli, presidente del COPASIR (Comitato per la Sicurezza della Repubblica) che si ripromette di convocare Genchi e le altre persone coinvolte nelle prossime settimane per comprendere le reali dimensioni della vicenda.
“Temo”, ha affermato Rutelli, “che ci si renderà conto che si tratta di una questione molto rilevante per la nostra libertà e la nostra stessa democrazia”.

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