Elezioni 2013: il manifesto di Confindustria

di Ranieri Commenta

A meno di due mesi dalle elezioni Confindustria fa sentire la propria voce. Non un nuovo movimento politico, nè un avvicinamento al premier uscente che, di fatto, si sta allontanando da tutti gli schieramenti tanto da immaginare che ci sarà alle Elezioni 2013: Monti contro tutti.  Ma un manifesto programmatico da sottoporre pubblicamente ai movimenti in corsa per le elezioni con una lunga serie di idee, proposte, riforme e progetti. E con la loro copertura finanziaria, forse uno degli elementi più interessanti: vale a dire che per ogni progetto e riforma Confindustria pubblicherà anche quanto costa applicarlo e dove trovare le risorse necessarie.

Il programma economico di governo proposto da Confindustria

Il manifesto di Confindustria prescrive crescita, in modo per altro intuibile. Ma se l’obiettivo finale è la crescita, gli step intermedi sono dettagliati con cura tanto che, in fin dei conti, il manifesto di Confindustria assomiglia tanto a un programma economico di governo. Un’altra Agenda politica potremmo dire, in cui i punti principali sono: privatizzazioni, costo del lavoro, Fisco e riforma delle competenze attribuite alle Regioni.  E’ interessante anche analizzare la temporalità del manifesto di Confindutria: già nella prima bozza gli impegni da sottoporre al futuro esecutivo sono cadenzati nel corso di cinque anni. Vuol dire che da viale dell’Astronomia premono per un governo che sia in primo luogo stabile e per una legislatura che duri quanto più possibile.

Su cosa spingono gli industriali prima delle elezioni

Nell’ambito dunque degli obiettivi finali proposti da Confindustria i più importanti sono essenzialmente tre: crescita al 2%, ritorno del peso del manifatturiero dal 16% al 20% e rapporto debito-Pil al 100%. Anche in ottemperanza agli obblighi comunitari e di fronte a Bruxelles contro l’Imu. Ma da fonti vicine a viale dell’Astronomia trapela anche altro, tra cui innanzitutto un’ondata di privatizzazioni di 60 miliardi in più rispetto ai circa 90 già previsti dall’esecutivo. Progetto questo realizzabile al momento solo attraverso una vasta opera di dismissioni nel patrimonio degli enti locali.

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