L’ago della bilancia della politica italiana è il Movimento a Cinque Stelle di Beppe grillo. Non si tratta di un’affermazione propagandistica a tinte forte, per altro ben assimilabile al linguaggio dell’ex comico ligure, eppure, è la realtà dei fatti, quella uscita dai seggi elettorali di tutta Italia. Del resto, facendo riferimento ai dati della Camera come è buona abitudine fare in queste occasioni, appare chiaro che circa un italiano su quattro ha affidato la sua preferenza proprio al Movimento a Cinque Stelle.

I cento giorni di Grillo

Iniziamo, come sempre, dai fatti di maggiore rilevanza. Grillo sa di essere l’ago della bilancia e rifiuta ogni richiesta di apparentamento né da parte del Pd di Bersani (leggi anche: La petizione per la fiducia del M5S al centrosinistra), né, tanto meno, in maniera intuibile, dal Pdl e da Silvio Berlusconi. E coglie l’occasione per snocciolare i punti salienti della sua agenda politica, quelli che, chi fa politica da più tempo di lui, incanalerebbe nella più classica delle agende dei primi cento giorni. In effetti Grillo ha fatto sapere che i punti principali sono: immediata modifica alla legge elettorale, cancellazione dei rimborsi elettorali, durata massima in carica di due legislature per ogni deputato. E il leader del Movimento a Cinque Stelle ha fatto anche sapere che non ha alcuna preferenza riguardo al suo partner politico: basta che anche il suo alleato metta al primo posto dei provvedimenti da adottare quelli appena elencati (leggi anche: Spread e rating dopo le elezioni).

Lo Stato ha finito i soldi secondo Grillo

Ma l’allarme più preoccupante, in maniera oggettiva se fosse verificato da chi di dovere, riguarda la situazione economica delle casse del nostro Stato. L’allarme di Beppe Grillo è di quelli da far rabbrividire: il leader del Movimento a Cinque Stelle, infatti, sottolinea come l’Italia è schiacciata dai debiti e dai 100 miliardi di euro di interessi all’anno. La soluzione è la rinegoziazione del debito, il rischio è finire i soldi entro sei mesi. Grillo infatti è convinto che nelle casse dello Stato ci siano risorse necessarie solo fino all’estate: dall’autunno è probabile che non si riuscirà a pagare né pensioni né stipendi pubblici.

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