No alle commissioni permanenti

di Ranieri Commenta

Nell’ambito della complessa agenda politica del nostro Paese, un nuovo focus intorno a cui si sta concentrando il dibattito negli ultimissimi giorni è quello che ruota intorno alle commissioni parlamentari. In effetti l’innesco della nuova polemica in merito al ruolo e alla minaccia di occupazione delle commissioni parlamentari lo hanno acceso i grillini con le dichiarazioni incendiarie dei capigruppo del Movimento a Cinque Stelle alla Camera e al Senato Roberta Lombardi e Vito Crimi.

L’occupazione dei grillini

L’occupazione delle commissioni parlamentari propugnata da parte dei capigruppo alla Camera e al Senato del Movimento a Cinque Stelle ha il tono della provocazione fino a un certo punto (leggi anche: M5S e l’occupazione delle commissioni). Del resto M5S non è nuovo a trovate di tal livello per sfruttare una vera e propria breccia mediatica, eppure, in questa occasione, la risposta da parte di alleati e non (anche se, a dire il vero, è difficile operare una distinzione del genere quando si parla del Movimento a Cinque Stelle di Beppe Grillo) è stata netta (leggi anche: Le otto proposte di Berlusconi). E ha avuto il tono della netta presa di posizione contro iniziative del genere. Il coro del dissenso ha visto anche l’attacco duro e diretto del presidente dei senatori del Partito Democratico Luigi Zanda che ha paragonato l’intento dei grillini di occupare le commissioni parlamentari ad una mossa quasi sovversiva e ben lontana dai canoni dello storia democratica del nostro Paese.

Prima il governo, poi le commissioni

Uscendo al di fuori delle dichiarazioni incrociate in merito alla proposte del Movimento a Cinque Stelle di occupare le commissioni parlamentari, ma rimanendo in argomento, possiamo renderci conto della risposta ufficiale del Parlamento. Una risposta che, nei fatti, sembra stroncare sul nascere ogni velleità dei grillini: l’intento di M5S era quello di avviare i lavori nelle commissioni senza aspettare la formazione dell’esecutivo, ma le aule di Montecitorio e di Palazzo Madama hanno entrambe votato con una decisa maggioranza nella stessa direzione: le commissioni parlamentari saranno formate solo dopo la nomina e la fiducia del nuovo esecutivo.

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