Vicenda Milanese – Tremonti

di Vito Verna Commenta

Mancato arresto di Marco Milanese e salvezza dell'Esecutivo.

Due pesi e due misure. Questa l’aria che si respira a Montecitorio e dintorni in seguito alla voto di oggi pomeriggio con il quale è stato deciso di non procedere all’arresto di Marco Milanese, ex braccio destro del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Tutto cominciò, come ricorderete, a causa della casa romana intestata e pagata da Marco Milanese ma sfruttata proprio dal ministro al centro della bufera per le vicende correlate alla manovra finanziaria 2011.


Oltre 100.000 euro sui quali i magistrati napoletani hanno voluto vederci chiaro e che hanno portato al fermo e all’iscrizione nel registro degli indagati di Milanese con le accuse, gravissime per un ex finanziere, di associazione a delinquere e  corruzione.

Ciò che ci interessa, comunque, non è tanto la vicenda in sé, di cui si è scritto e parlato all’inverosimile, ma la strumentalizzazione seguita alla vicenda.

Se, infatti, a fine luglio, in una totalmente differente congiuntura economico-finanziario-politica non si esitò a procedere all’arresto (319 voti a favore contro 293) di Alfonso Papa, accusato di concussione, favoreggiamento e altre attività illecite collegate alle vicende conosciute sotto il nome di Associazione P4 (associazione a delinquere configuratasi quale naturale proseguimento della famosa P2).

Oggi, invece, le condizioni sono decisamente peggiorate, il governo scricchiola per problematiche sia interne che esterne, tra le quali citiamo le insicurezze della Lega Nord che, vedendo allontanarsi sempre più l’attuazione del federalismo, per motivi che sono più che ovvi, è tornata a parlare di lotta armata, secessione e vari referendum (pur tuttavia non mancando di confermare, giorno dopo giorno, il proprio sostegno al governo di cui, malgrado tutto, fa parte e con ruoli di tutto rispetto) e le perplessità del mondo finanziario internazionale nei confronti della nuova manovra finanziaria 2011-2014 e della revisione al ribasso della crescita del PIL, e l’arresto avrebbe probabilmente significato il tracollo definitivo giacché avrebbe sottinteso una frattura, una spaccatura profonda, probabilmente insanabile, all’interno della maggioranza.

Tanto che le parole di Bossi sulle dimissioni del Premier (“… poi ne riparliamo a gennaio”) sembrano oggi più profetiche che mai.

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