La fuga dei cervelli è un danno economico

di afunelli Commenta

Al via la la settima edizione della Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo a houston in texas

In quale direzione può andare un paese in crisi che lascia scappare i suoi figli più preparati?
La fuga dei cervelli dal nostro paese rappresenta un fenomeno continuo, e i motivi sono tanti tra i quali sicuramente lo scarso livello di meritocrazia per accedere alla ricerca in Italia.
Il 3 dicembre si svolgerà a Houston, in Texas, la settima edizione della Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo.


La manifestazione si svolge anche quest’anno sotto l’Alto Patronato del Sig. Presidente della Repubblica, dei Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati e del Ministro degli Esteri, e ha lo scopo di informare sul lavoro svolto dalle migliori menti italiane presso le Università e gli Enti di ricerca statunitensi.
Se da un lato questi ragazzi (è altissima la percentuale di ricercatori sotto i 40 anni di età) rappresentano un vanto per l’Italia, il rovescio della medaglia dovrebbe essere occasione di riflessione per la classe dirigente del nostro paese, perché dall’Italia le menti migliori “scappano”.
E il danno, oltre che culturale è anche economico, dal momento che è stato valutato, in uno studio commissionato all’Istituto per la Competitività (I-Com) che l’Italia perda all’incirca un miliardo di euro all’anno, a questa cifra infatti ammonta il ricavato dei 243 brevetti che i nostri migliori 50 cervelli in fuga producono all’estero.
Inoltre la grande maggioranza dei ricercatori all’estero (sia oltreoceano che in Europa) si dichiara molto soddisfatta della posizione raggiunta e non ha alcuna intenzione di tornare in Italia. I pochi (meno del 30%) che si dicono disponibili a tornare lo farebbero solo a determinate condizioni, tra le quali il riconoscimento della carriera acquisita, un reddito adeguato e una migliore gestione delle risorse destinate alla ricerca,

RIFORMA UNIVERSITA’ SLITTA PER MANCANZA DI FONDI PER LA RICERCA

infatti attualmente in Italia viene destinato solo un misero 1,3% dei fondi, suddiviso peraltro tra fondi pubblici e privati. Anche questo rappresenta un grosso limite alla crescita del paese.
RECESSIONE DELL’ITALIA DAL 2012

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