Lavoro in nero sempre più diffuso

di Vito Verna Commenta

Aumentare i controlli consentirebbe allo Stato italiano di contrastare attivamente l'evasione fiscale recuperando, ogni anno, cifre anche superiori ai 2.000 miliardi di euro.

Lavoro in nero sempre più diffuso

Il lavoro in nero, per lo meno in Italia, avrebbe davvero raggiunto, per lo meno negli ultimi 5 anni, livelli da vero e proprio record europeo se non addirittura mondiale.

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Stando a quanto confermato dall’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, il lavoro in nero, ovverosia, in altri termini, sommerso e sul quale gli imprenditori italiani, sempre più numerosi, eviterebbero di pagare il benché minimo contributo previdenziale piuttosto che assicurativo, equivarrebbe, addirittura, al 17% dell’intero Prodotto Interno Lordo.

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Numeri da vero e proprio capogiro che, come poc’anzi ricordato, non avrebbero davvero eguali in tutta Europa.

CORTE DEI CONTI DENUNCIA ELEVATA PRESSIONE FISCALE

Colpa, naturalmente, della crisi economica che, volenti o nolenti, avrebbe costretto un po’ tutti, imprenditori e dipendenti, a venire a patti con se stessi e con gli altri ma anche, e soprattutto, degli scarsi, se non addirittura scarsissimi, controlli effettuati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attualmente presieduto dal ministro Elsa Fornero.

Negli ultimi 5 anni, ovverosia dagli inizi del 2007 agli inizi del 2012, l’Istituto Nazionale di Statistica avrebbe rilevato un calo nei controlli pari, addirittura, all’81%.

Se, infatti, alla vigilia dell’odierna crisi economico-finanziaria il succitato Ministero era in grado di garantire oltre 114.000 controlli annui, oggi sarebbe in grado di garantire solamente poco più di 20.000.

Una differenza, dunque, letteralmente abissale che avrebbe lasciato esplodere, con conseguenze tutt’altro che invidiabili, il lavoro nero.

Eppure, come recentemente denunciato da Ferruccio Pelos (ex sindacalista nonché consulente di economia aziendale, cooperativa e del Terzo settore), aumentare i controlli, oltre a migliorare, e di gran lunga, la vita di moltissimi lavoratori, spesso extracomunitari regolari, consentirebbe allo Stato italiano, con gli evidentissimi benefici che ne conseguirebbero, di contrastare attivamente l’evasione fiscale recuperando, ogni anno, cifre anche superiori ai 2.000 miliardi di euro.

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