Chi sono i Black Bloc

di Vito Verna 1

Oggi spieghiamo chi sono e cosa vogliano i Black Bloc, tornati a far parlare di sé in questi sconvolgenti giorni di metà ottobre.

Si fa tanto parlare, in questi sconvolgenti giorni di metà ottobre, dei Black Bloc infiltratisi nella manifestazione, assolutamente pacifica, degli “Indignados” italiani di sabato 15 ottobre 2011 (di cui, tra l’altro, vi abbiamo ampiamente raccontato), causando panico e distruzione in tutta la città, con vere e proprie scena di guerriglia urbana e danni per moltissimi milioni di euro.

CHI SONO I MANIFESTANTI ROMANI

In realtà, però, sebbene moltissimi di noi siano riusciti, loro malgrado, ad assistere, in prima persona, alla violenza apportata dai cosiddetti cappucci neri, ben pochi sanno chi siano, in realtà, gli appartenenti a codesta organizzazione e per quale motivo, nel più disparati contesti, si ritrovino a marciare lasciando, dietro di sé, soltanto macerie e rovine.

ETIMOLOGIA DEL TERMINE

In questo caso, come in moltissimi altri, fare il punto della situazione, in merito alla denominazione ufficiale della suddetta organizzazione, potrebbe servire a chiarire molti punti scuri, contribuendo a gettare luce sull’argomento e mitigando forse, in parte, il giudizio che, di queste persone, si potrebbe aver di primo acchito sentendoli nomire dai giornalisti.

Eseguendo una ricerca di codesto tipo, dunque, si potrebbe venire a scoprire come il termine Black Bloc, con il quale si è soliti designare e l’organizzazione e gli appartenenti ad essa, indichi, semplicemente, quello che essi sono: una massa compatta di persone (Bloc) vestite di nero (Black).

Il termine venne utilizzato, per la prima volta, nei verbali della polizia tedesca degni anni ’80 che, proprio in quel periodo, cominciarono a notare la sempre più massiccia e distintiva attività, durante le manifestazioni popolari, di gruppi autonomi appartenenti alla sinistra extra-parlamentare, il più delle volte affini a veri e propri gruppi terroristici quali Rote Arme Fraktion o Revolutionäre Zellen, soliti indossare, appunto, abbigliamento di colore nero.

Da allora il termine è entrato a far parte dell’immaginario collettivo e la presenza delle “persone vestite di nero”, alle più importanti manifestazioni di ogni luogo del globo (quali la Conferenza ministeriale del WTO a Seattle del 1999, la riunione, congiunta, del FMI e della Banca Mondiale a Praga del 1999, o il G8 a Genova del 2001), si sono susseguite senza soluzione di continuità.

IDEOLOGIA DEL MOVIMENTO

Spiegata l’origine e l’etimologia del termine Black Bloc, resta ancora da capire, comunque, il perché i suddetti appartenenti all’organizzazione in discussione si vestano di nero e marcino, compatti come si intuisce, nei più importanti cortei di tutto il mondo.

Per rispondere, dunque, dovremo analizzare due aspetti, quello relativo all’abbigliamento e quello relativo alle motivazioni di fondo del movimento indagato.

Abbigliamento dei Black Bloc

Per quanto riguarda il primo punto, quello relativo all’abbigliamento, rispondere è oltremodo semplice. Si dà il caso, infatti, che i Black Bloc si vestano di nero semplicemente per riconoscersi quali aderenti ad un medesimo movimento che condivide particolari ideali e non altri.

Succede così, dunque, che gruppi autonomi anche molto piccoli e leggermente differenti l’uno dall’altro, si riconoscano, in virtù del medesimo codice di abbigliamento, e decidano di unirsi, creando via via gruppi sempre più numerosi e compatti.

Tutto ciò, inoltre, ha lo scopo di far apparire i Black Bloc più numerosi e compatti di quanto in realtà siano, creando un effetto di fortissimo impatto visivo che li renda riconoscibili ed interessanti agli occhi degli osservatori e temibili agli occhi delle forze dell’ordine contro le quali, in qualsiasi occasione, cercano lo scontro diretto.

Motivazione dei Black Bloc

I Black Bloc, storicamente ed ideologicamente parlando, attingono a quelle aree, quali quella della sinistra extraparlamentare, quella anarco-insurrezionalista, quella anti-capitalista e quella no-global, da sempre considerate quali aree di protesa, accomunate dal desiderio di manifestare il proprio dissenso prima, e poi sovvertire l’ordine prestabilito, attingendo ad un repertorio di azioni, quali la costruzione di barricate o la distruzione degli istituti di credito, che vadano contro ciò che oggi viene comunemente definito quale capitalistico.

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