Follini propone la sua ricetta al PD

di Giuseppe Aymerich Commenta

Fra i più convinti sostenitori dell’idea di Veltroni di sganciare il PD dalla sinistra radicale, Follini da tempo..

Ex-vicepresidente del Consiglio all’epoca del Berlusconi-bis ed ex segretario dell’UDC, lasciata ormai da tempo per la crescente opposizione alle politiche economiche e sociali del Cavaliere, Marco Follini è oggi uno degli esponenti di punta del Partito Democratico, di cui è senatore e responsabile per la comunicazione.

Fra i più convinti sostenitori dell’idea di Veltroni di sganciare il PD dalla sinistra radicale, Follini da tempo risulta essere uno degli esponenti democratici che più lavora per un’alleanza duratura con l’Unione di Centro alternativa al centrodestra.


Di contro, l’ex vicepremier ritiene un errore strategico l’alleanza con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, di cui condanna il “populismo”, e giudica quantomeno confusa la politica delle alleanze attuata da Walter Veltroni: con l’IdV, col quale si è più volte dichiarata la rottura, il PD correrà insieme alle prossime regionali in Abruzzo, mentre in Trentino l’alleato era proprio l’UDC, e per di più sarebbero insistenti i corteggiamenti alla Lega Nord per avviare un dialogo su base locale.

“La confusione regna sovrana”, lamenta Follini, “e dobbiamo chiarire la questione a noi stessi insieme agli elettori”. Il senatore ritiene poco utile applicare su base regionale o amministrativa delle partnership diverse rispetto a quelle nazionali, e semmai occorrerebbe offrire prima una chiara definizione del sistema di valori di cui il Partito Democratico vuole farsi portatore e solo successivamente identificare gli alleati con cui stringere ogni tipo di accordi. In questo senso, un ulteriore elemento di confusione è per Follini l’ipotesi di un PD del Nord, caldeggiata da altri democratici come Chiamparino.


Nel suo intervento, il senatore definisce infine “controproducente” la lunga battaglia sulla Commissione di Vigilanza e ritiene fondamentale salvaguardare in Europa la specificità del PD rinunciando all’adesione al Partito Socialista Europeo.

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