Bruxelles: bene la crescita italiana

di Ranieri Commenta

 

L’Italia è tra i Paesi più virtuosi all’interno dell’Unione Europea. La definizione arriva in via ufficiale direttamente da Olli Rehn, commissario per gli Affari economici e monetari, e riguarda solo qualche aspetto della caratterizzazione economica dell’Italia in seno all’Unione Europea. Ma non per questo deve passare in secondo piano perché, nei fatti, testimonia due elementi: la validità della ricetta Monti – secondo Bruxelles – e la rinnovata fiducia nei nostri confronti da parte degli investitori internazionali.

Il congelamento del Patto di Stabilità

Iniziamo dai fatti: il commissario per gli Affari economici e monetari Olli Rehn ha inviato una lettera ai ministri dell’economia degli Stati Membri dell’Unione Europea. Il contenuto parla di una grossa concessione, concettuale e fattuale, con cui la Ue viene incontro a quei Paesi membri in difficoltà: i Paesi in deficit godranno di più tempo per risanare i propri conti e rientrare al di sotto del 3% di disavanzo tanto caro a Bruxelles. La svolta, capiamo, è di grande portata (diversa dagli interventi all’interno dell’agenda politica di un singolo Stato membro come nel caso di Bruxelles contro l’Imu): quella di Rehn è stata la prima inversione di tendenza degli ultimi mesi in cui la parola d’ordine per l’Unione Europea è stata risanamento dei conti pubblici e rigore estremo. Le ragioni alla base di questa frenata da parte dell’Unione Europea sono molteplici, ma, in primo luogo, si tratta di una presa di coscienza della difficoltà della realtà odierna. Di fatto il Patto di Stabilità non viene di certo messo da parte, ma il suo raggiungimento viene solo dilazionato nel tempo.

Bruxelles promuove la crescita italiana

Le reazioni alla lettera di Olli Rehn e alle concessioni dell’Unione Europea hanno mostrato i propri effetti immediatamente: del resto non è un caso che tale lettera sia stata spedita poche ore prima che Parigi dovesse pubblicamente annunciare di non poter ridurre il deficit sotto il 3% nel corso del 2013. Per una volta, invece, solo parole di apprezzamento per l’Italia – dopo le critiche di qualche settimana fa: Bruxellex contro Berlusconi – che non solo non sforerà il 3% di deficit per l’anno in corso, ma che ha anche recuperato credibilità nei mercati e agli occhi degli investitori internazionali.

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