Caso Battisti, è gelo fra Italia e Brasile

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’interminabile vicenda del latitante Cesare Battisti provoca una crisi diplomatica fra le istituzioni italiane e il governo brasiliano..

L’interminabile vicenda del latitante Cesare Battisti provoca una crisi diplomatica fra le istituzioni italiane e il governo brasiliano. Il rifiuto del ministro della giustizia Genro di concedere l’estradizione di Battisti verso l’Italia ha scatenato in Italia unanimi reazioni furibonde e provocato nuovo dolore alle famiglie delle quattro persone assassinate o fatte assassinare dal terrorista (due poliziotti e due comuni cittadini).

Per anni Battisti ha goduto in Francia dei benefici della cosiddetta “dottrina Mitterrand”, e riuscì a ricostruirsi una famiglia e persino ad intraprendere una nuova carriera come scrittore.


Quando poi tale politica venne abbandonata prima da Chirac e poi da Sarkozy, Battisti, sentendosi prossimo all’estradizione verso l’Italia, dove lo attende l’ergastolo, fuggì in Brasile, seguendo l’esempio di altri latitanti prima di lui, chiedendo e infine ottenendo dalle autorità di Brasilia lo status di rifugiato politico, con la giustificazione che in Italia rischierebbe la tortura se non l’uccisione.

Invano alcuni esponenti del nostro Governo hanno sperato una presa di posizione del presidente Lula contro il suo ministro, di cui anzi il capo dell’esecutivo brasiliano ha rispettato e avallato la decisione senza entrare nel merito della questione.

E mentre Battisti si appresta ad uscire dalle carceri carioca per iniziare la sua nuova vita da uomo libero, in Italia si sprecano i commenti bipartisan che criticano duramente le decisioni delle autorità brasiliane.


Il ministro dell’Interno Maroni ritiene “folle” il timore di torture ai danni di Battisti, mentre il suo omologo alla Difesa La Russa parla di “decisione incredibile che mette a repentaglio l’amicizia fra i due Paesi”.

E i rischi per il Brasile sono concreti: l’Italia potrebbe porre il veto alla partecipazione dei sudamericani al prossimo G8 della Maddalena, frustrando così le ambizioni di legittimazione internazionale della principale potenza economica dell’America Latina.

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