Londra taglia le tasse alle imprese: aliquota al 20%

di G.V. Commenta

Mentre in Italia, tutto è fermo, tutto giace e il debito pubblico sale come quello che la pubblica amministrazione ha nei confronti del pagamento dell’IVA, in Inghilterra invece sembra invece che il governo conservatore abbia le idee chiare su come rilanciare il Paese. La batosta della perdita della tripla A scotta ancora agli inglesi, che ci tengono a restare una delle più grandi economie mondiali. Per recuperare il loro primato il cancelliere Gerge Osborne, under 40, non abbandona la politica di austerità che ormai interessa tutta l’Europa, però pensa bene di rilanciare le imprese riducendo entro il 2015 l’aliquota al 20%.

Il taglio dell’aliquota sarà rinfrancato anche da incentivi alle assunzioni, con sforbiciata di 2000 sterline all’anno sui contributi che pagano le imprese sui neoassunti e dal rilancio infrastrutturale della mercato della casa, con l’introduzione di norme che riecheggiano il “right to buy” della Thatcher che con Osborne vengono definite “Help to buy” e che si traducono in garanzie pubbliche a sostegno di mutui ipotecari per un totale di circa 130 miliardi di sterline e altre agevolazione a tasso zero.

Ciò non toglie che la politica di austerity del Regno Unito non verrà modificata, fatto eccezione per sanità e istruzione, Osborne vorrebbe recuperare altri 6 miliardi di sterline da alcuni tagli al sistema previdenziale pubblico entro il 2016 che dovrebbero finanziare il rilancio delle infrastutture. In generale la spendig review inglese dovrà portare nelle casse dello stato un totale previsto di 11,5 miliardi di sterline, che saranno reinvestire su brevetti e ricerca e un curioso ma alquanto singolare detassamento della birra per la gioia degli esercenti di pub e locali notturni.

 

 

 

 

 

 

 

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