Max pubblica la foto di Saviano Morto

di Luca Bruno Commenta

Polemiche dopo l'iniziativa editoriale della rivista Max cche pubblica la foto dello scrittore Saviano su un tavolo di obitorio.

Gomorra

Ha fatto scalpore la nuova impresa editoriale della rivista Max che ha pubblicato un’immagine davvero shock: la foto di Roberto Saviano, il celebre autore del libro Gomorra, sul banco dell’obitorio, con un titolo a caratteri cubitali che recita “Hanno ammazzato Roberto Saviano”.
L’operazione è stata giustificata dalla redazione della rivista con la dichiarazione “Ora basta, siamo stufi di sentirlo attaccare da gente come Borriello, Fede, Berlusconi … Sì, è una provocazione, un’immagine forte”.

L’immagine è davvero forte, e ritrae lo scrittore accasciato sul letto dell’obitorio con un cartellino appeso all’alluce come di norma si usa per identificare i morti.

L’immagine, per coloro che sono avvezzi a tali iconografie non è casuale, perchè ricorda, come commentano in molti, il celebre dipinto di Mantegna che ritrae il Cristo morto.

Ma ci sono altre fonti di ispirazione: alcuni citano la foto di Che Guevara al momento della morte, altri ancora le immagini finali del film Mamma Roma di Pasolini, nelle quali si vede il cadavere del protagonista con la stessa prospettiva inusuale già utilizzata dal Mantegna.

Uno scoop editoriale che, se da un lato farà parlare di se non è piaciuta a molte testate giornalistiche, a partire dal Giornale per arrivare alla Stampa di Torino, che ieri castigava l’idea sottolineando come dietro a questa, oltre alla polemica, ci fosse odore di operazione di marketing e pubblicità, in più giocata su un argomento così grave come la morte di un uomo.

Persino lo stesso Saviano ha cassato l’iniziativa, dichiarando in un comunicato stampa che l’operazione aveva tutta l’aria di una speculazione, resa ancora più grave dal fatto che la si faceva su una persona che vive da tempo sotto scorta ed è costantemente in pericolo di vita. “Rassicuro tutti” ha dichiarato lo scrittore, “non ho alcuna intenzione di morire”.

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