Come indire un referendum

di Elena Botta Commenta

Oggi vogliamo invece spiegare come si fa ad indire un referendum e di cosa c'è bisogno: in primo luogo è necessario che i cittadini raccolgano 500.000 firme che devono, prima di tutto, essere validate dalla Corte di Cassazione.

In previsione del referendum che si terrà i prossimi 12 e 13 giugno in cui si chiederà ai cittadini di esprimersi sull’abrogazione delle leggi sulla privatizzazione dell’acqua, sull’introduzione dell’energia nucleare e sul legittimo impedimento, abbiamo spiegato come bisogna fare per abrogare abrogare una legge.
Oggi vogliamo invece spiegare come si fa ad indire un referendum e di cosa c’è bisogno: in primo luogo è necessario che i cittadini raccolgano 500.000 firme che devono, prima di tutto, essere validate dalla Corte di Cassazione.
Se a quest’ultima va bene, allora la proposta passa alla Corte Costituzionale che dovrà così indire il referendum.



Infatti l’ordinamento legislativo prevede che i cittadini hanno il diritto di ricorrere allo strumento della cosiddetta petizione popolare per chiedere provvedimenti legislativi o per esporre alcune necessità comuni (come dice l’arti. 50 della nostra Costituzione).
Questo significa che la Costituzione italiana riserva l’iniziativa referendaria al popolo e alle Regioni, che possono proporre l’abrogazione parziale o totale di una legge o di un atto avente valore di legge.
Dopodichè è necessario che venga raggiunto il quorum, ossia il numero di votanti minimo che deve prendere parte alla tornata elettorale (che rappresenta il 50% più uno degli aventi diritto di voto) e a questo punto, il referendum risulta essere valido e conseguentemente idoneo all’abrogazione della disposizione che risulta l’oggetto del quesito.

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