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Si apre un altro capitolo sulla censura online, e come sempre Google è protagonista. Le autorità per la protezione dei dati personali hanno richiesto al colosso americano di osservare le leggy sulla privacy nei paesi in cui opera.

La lettera inviata a Google porta anche la firma dell’authority italiana, e viene espressa grande preoccupazione per il modo in cui Google affronta le questioni legate alla privacy, con particolare riferimento soprattutto al recente servizio Google Buzz.

Google non ha tardato a rispondere a questa lettera, pubblicando sul proprio blog niente meno che la mappa della censura del web, dove vengono indicate le richieste pervenute a Google dai diversi stati sia per quanto riguarda le sole informazioni che per la rimozione di contenuti.

Come sottolineato da David Drummond, Chief Legal Officer di BigG, ad oggi sono addirittura 40 i paesi che obbligano le web company ad attuare pratiche di autocensura, contro i 4 paesi del 2002.

Per quanto riguarda le richieste di cancellazione di contenuti al primo posto c’è il Brasile (291), seguito da Germania (188), India (142) e USA (123) mentre l’’Italia è settima con 57 richieste.

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