Reazione della Premier alla foto falsa di Giorgia Meloni diventata virale

Occhio alla foto falsa di Giorgia Meloni. Il tema della manipolazione digitale è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico dopo che la Presidente del Consiglio ha deciso di denunciare apertamente un caso di deepfake che l’ha vista coinvolta. Giorgia Meloni ha mostrato un’immagine contraffatta in cui il suo volto appariva su un corpo svestito, sottolineando come tali strumenti vengano ormai utilizzati per scopi di lotta politica da oppositori che spacciano per veri contenuti totalmente inventati.

foto falsa di Giorgia Meloni

Inevitabili reazioni alla foto falsa di Giorgia Meloni

La premier ha avvertito che, sebbene lei possieda i mezzi mediatici per difendersi e persino per ironizzare sul fatto che l’autore l’avesse resa più attraente, lo stesso non vale per i cittadini comuni. Il suo è un monito sulla pericolosità di una tecnologia capace di ingannare e colpire chiunque, rendendo necessaria una regola d’oro: verificare sempre prima di credere o condividere. Non si tratta di un episodio isolato per la leader di Fratelli d’Italia. Già anni fa il suo volto fu utilizzato per un video pornografico falso, portando a un processo giudiziario.

Con il tempo, l’efficacia dell’intelligenza artificiale è cresciuta esponenzialmente, rendendo la distinzione tra realtà e finzione sempre più labile. Di fronte a questa emergenza, il Garante della Privacy ha rinnovato la richiesta di poteri straordinari per poter oscurare tempestivamente l’accesso a quelle piattaforme che permettono di generare deepfake lesivi, specialmente quelli che prevedono la denudazione virtuale senza consenso.

Secondo l’Autorità, la rapidità d’azione è l’unico modo per interrompere la viralità dei contenuti e tutelare i diritti fondamentali delle persone. Sul fronte legislativo, l’Italia ha introdotto nel settembre del 2025 una legge quadro sull’intelligenza artificiale che ha istituito il reato di deepfake. Questa norma prevede pene detentive da uno a cinque anni per chi diffonde contenuti manipolati con l’intento di ingannare il pubblico o compromettere la sicurezza altrui.

Tuttavia, le opposizioni considerano questa strategia puramente repressiva e insufficiente. Anna Ascani del Partito Democratico ha criticato il governo per aver bocciato una proposta di legge alternativa che mirava alla rimozione immediata dei contenuti dai social network, fondamentale soprattutto per proteggere il dibattito democratico durante le campagne elettorali. Infine, resta in discussione parlamentare il disegno di legge 644, che punta a riconoscere il diritto esclusivo sulla propria identità anche quando ricreata artificialmente.

Questa proposta introdurrebbe la presunzione di danno per le vittime e l’obbligo di trasparenza, imponendo a chiunque diffonda contenuti generati dall’intelligenza artificiale di dichiararlo esplicitamente, in linea con i regolamenti europei. Con questo boom di contenuti generati tramite l’intelligenza artificiale, risulta opportuno tutelare tutte le persone da foto fake create ad hoc per denigrarle e deriderle.

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