L’industria in Italia

di Ranieri Commenta

L’andamento dell’economia del nostro Paese è ormai in una spirale negativa da molti mesi, anzi, a questo punto, allo stato delle cose, possiamo dire da anni. E se volessimo provare a individuare quei settori che non risentono della crisi, o meglio, questi comparti dell’economia nazionale che appaiono leggermente più impermeabili alle conseguenze della fase recessiva in cui ci troviamo, faremmo fatica a contarli sulle dita anche di una sola mano. Ebbene, il settore industriale, a questo punto, non può che inserirsi nel solco delle predite.

I numeri di marzo

Ma, come è nostra ormai consolidata buona abitudine, cominciamo la nostra analisi dai dati, vale a dire dai numeri in questa occasione. I dati più recenti cui possiamo fare riferimento sono quelli pubblicati in merito all’andamento del settore industriale nel mese di marzo del 2013. Il fatturato complessivo del settore industriale nel mese di marzo è in calo: i numeri parlano di una flessione vicino all’1 per cento (per la precisione è stato rilevato un calo dello 0,9%) rispetto allo stesso indice del mese di febbraio e una flessione ben più consistente che si è attestata addirittura intorno al 7,6% per quanto concerne lo stesso dato del mese di marzo di un anno fa. Provando a tirare le somme ci rendiamo conto che è il quindicesimo mese consecutivo che il fatturato complessivo del settore industriale è in calo (leggi anche: Letta sul primo mese di governo).

Gli ordini in ripresa

Se da un lato non possiamo che prendere atto della negatività profonda del momento in seguito a quella che i numeri confermano essere una delle peggiori performance tendenziali degli ultimi cinque anni, dobbiamo dall’altro sottolineare anche qualche spiraglio rappresentano dagli ordini. Gli ordini infatti appaiono per la prima volta in ripresa dopo quattro mesi di continua flessione. Gli ordini totali inerenti al mese di marzo dell’anno in corso indicano un aumento pari all’1,6 per cento rispetto al mese precedente con una suddivisione tale: un aumento solo dello 0,2% per gli ordini interni e del 3,6% degli ordini esteri (leggi anche: Letta sul nodo dell’Imu).

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