L’addio di Prodi

di Ranieri Commenta

Sui principali giornali e organi di informazione di varia natura oggi si parla di Romano Prodi. Le’x fondatore dell’Ulivo, presidente del Consiglio, leader della coalizione di centrosinistra e tanto altro – pensando solo alle cariche politiche rivestite nel corso degli ultimi anni all’interno del nostro Paese – getta la spugna. Le metafore per indicare il momento in cui si decide, in maniera più o meno volontaria, di interrompere definitivamente la propria carriera sono indiscutibilmente tante e affondano le proprie radici in molti e differenti ambiti, eppure abbiamo parlato di gettare la spugna perché quella di Prodi sembra un’uscita di scena mesta e in sordina.

La lettera al Corriere

Tutto nasce dalla lettera che Romano Prodi ha inviato al Corriere della Sera, e che è stata ovviamente ripresa da molti siti e testate, che testimonia il passo d’addio di un uomo che, indipendentemente dalla propria opinione personale, ha comunque informato di sé e influenzato in modo massiccio la vita politica ed economica del nostro Paese per più di un decennio. L’obiettivo principale contenuto nella lettera in questione consiste nello sgombrare il campo da equivoci in merito alla sua attuale influenza all’interno sia del Partito Democratico che dell’agenda politica del governo più in generale. Prodi ci ha tenuto a ribadire che ha lasciato la vita politica e che non si presterà a sostenere un qualsiasi candidato (leggi anche: Sindacati a Roma, lavoro è democrazia).

I meriti di Prodi

E poi, naturalmente, in maniera intuibile, il professore un piccolo spazio per rivendicare i propri meriti se lo è preso. E si è giocato la partita su due fronti differenti: quello del versante strettamente politico e quello dell’immagine della nostra nazione all’interno delle istituzioni comunitarie. Significa dunque che, dal punto di vista della politica interna, Prodi ha sottolineato come la sua opera in grado di battere due volte Berlusconi, inadatto all’epoca come oggi, abbia portato inequivocabili giovamenti al Paese e, dal punto di vista più internazionale, come sia stata proprio la sua figura e ancor di più la sua azione di governo a permettere al nostro Paese di incrementare il prestigio internazionale dell’Italia e la condizione debitoria dello Stato (leggi anche: Cosa cambia nella lotta all’evasione).

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