Trans e ricatti, Marrazzo in aula

di Ranieri Commenta

Sono passati circa quattro anni dall’affaire Marrazzo. Tutti lo ricordano, sia nella ricostruzione sommaria dei fatti che nel processo che ne è scaturito che nelle ripercussioni. In potentissima sintesi potremmo ricostruire l’accaduto come un tentativo di ricatto nei confronti dell’allora Presidente della Regioe Lazio forse, e lo ribadiamo, forse ordito da alcuni agenti dei carabinieri di una compagnia di Roma che avevano trovato Marrazzo in un appartamento con un trans. Ne parliamo oggi perché oggi Piero Marrazzo è stato ascoltato come testimone nel processo in questione.

I fatti di via Gradoli

Cominciamo, per forza di cose, dalla ricostruzione dei fatti che, seppure in potente sintesi, appare necessaria per comprendere l’accaduto. A conti fatti si tratta di una sorta di irruzione e di perquisizione a sorpresa in via Gradoli a Roma nell’appartamento del trans Natalie. Marrazzo, allora presidente della Ragione Lazio e commissario dei rifiuti e della sanità, vide entrare all’improvviso in casa due uomini – che si riveleranno essere carabinieri – che perquisirono l’abitazione, trovarono stupefacenti e girarono un video. Oltre alla situazione di fortissimo disagio psicologico che ricorda Marrazzo. Fatto sta che i dettagli da ricostruire da parte degli inquirenti sono tanti e vanno dalle domande più banali (chi ha avvisato i carabinieri? Chi li ha fatti entrare in casa? Perché stavano registrando? Perché hanno chiesto il numero di cellulare a Marrazzo) a un’indagine più approfondita (leggi anche: Il processo stato mafia: Mancino in aula).

Le accuse e gli imputati

Alla sbarra degli imputati ci sono infatti tre carabinieri della compagnia Trionfale di Roma Nicola Testini, Carlo Tagliente e Simeone Luciano. Le accuse sono pesanti e si parla di: estorsione, spaccio, perquisizione illegale, rapina, concussione. A testimonianza della ricostruzione di Marrazzo infatti ci sono anche assegni per circa ventimila euro richiesti dai tre carabinieri per mettere a tacere l’accaduto oltre a soldi consegnati in contante al momento dell’irruzione sia agli agenti che al trans Natalie.

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