Umberto Bossi, leader della Lega Nord, indagato per truffa

Dopo Francesco Belsito, ex tesoriere oggi indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato italiano, e Piergiorgio Stiffoni, senatore oggi accusato di aver commesso il reato di peculato, nel mirino degli inquirenti che, in questi giorni, starebbero indagando sui rimborsi elettorali che la Lega Nord avrebbe indebitamente sottratto, allo scopo di usufruirne in maniera impropria ed illegale, allo Stato italiano e, di conseguenza, a tutti i cittadini e a tutti gli elettori italiani, sarebbero finiti anche il leader, fondatore ed ispiratore del movimento popolare xenofobo ed omofobo, Umberto Bossi, ed i figli dello stesso, Renzo “Trota” Bossi e Riccardo Bossi.

Massimo scoperto conteggiato nel reato di usura

La sentenza numero 12028 della sesta sezione penale della Corte di Cassazione, porta un’apertura nel tema della determinazione del tasso di interesse usurario, nel quale ora rientra anche la commissione di massimo scoperto.

La sentenza depositata il 26 marzo scorso, interpreta in maniera estensiva quanto disposto dall’articolo 644 del codice penale.

Dare del gay è reato secondo la Cassazione

Arriva dalla Cassazione una sentenza che farà discutere molto, infatti secondo la sentenza numero 10248 della Corte di Cassazione, dare del gay a qualcuno, con l’intenzione di denigrarlo, rappresenta reato.

La sentenza segna come ingiuria il contenuto presente in una lettera con cui un 71enne offendeva il destinatario ricordando il suo “essere gay”.

Molestie tramite chat online

Arriva dal Tribunale di Grosseto una sentenza che potrebbe rappresentare un importante precedente. Una donna che inviava messaggi tramite chat online alla cognata dell’amante, usando frasi offensive e dettagli intimi, è stata assolta.

La donna ovviamente usava uno pseudonimo, ed era riuscita a trovare la moglie dell’amante e la cognata sul sito, ma è stata assolta perchè gli indirizzi IP del computer non possono essere controllati senza il decreto del pubblico ministero, come accade per le conversazioni telefoniche.

Con il Procedimento Penale dunque, il Tribunale ha assolto la donna, anche se le motivazioni non sono ancora state rese note.

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