La disfatta del Popolo della Libertà

Chi sarebbe veramente uscito sconfitto, forse definitivamente, dalle elezioni amministrative di domenica 6 maggio e lunedì 7 maggio 2012, sarebbe il Popolo della Libertà che, privato a suo tempo del proprio carismatico leader, quel Silvio Berlusconi che, dopo aver consegnato le chiavi del partito nelle inesperte mani di Angelino Alfano, avrebbe osservato la più recente tornata elettorale dalla fredda e, soprattutto, lontana Russia, e del Governo dello Stato italiano, non sarebbe più riuscito a trovare la propria fondamentale identità.

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Il PdL, e più in generale il centrodestra, avrebbe perso ovunque si sarebbe presentato e, nonostante la Lega Nord rimanga ancora, saldamente, al comando del Veneto ed il partito di Angelino Alfano abbia dato parecchio filo da torcere agli avversari, sebbene ciò sia avvenuto soprattutto nei comuni minori, potrebbe aver definitivamente perduto il proprio ruolo di partito politico, nel bene e nel male, più importante d’Italia.

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Che la colpa di tutto ciò sia da attribuirsi al prematuro abbandono di Silvio Berlusconi piuttosto che ai comportamenti ed alle scelte che avrebbero portato alla caduta del Governo Berlusconi non sarebbe dato saperlo sebbene si rafforzi l’idea che il PdL altro non fosse che l’espressione manifesta del berlusconesimo che, tramontato, potrebbe consentire agli italiani di scrivere una nuova pagina della propria storia.

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