Classi-ponte per gli alunni stranieri?

di Giuseppe Aymerich Commenta

È cosa nota che il loro numero, un tempo ridottissimo, con gli anni è cresciuto esponenzialmente, specialmente..

gesso e cancellino per spiegare la riforma gelmini

Non è solo il problema dei permessi di soggiorno ad animare il dibattito sull’immigrazione. È di questi giorni un’altra, e ben più controversa, proposta avanzata dai parlamentari della Lega Nord in merito all’inserimento dei piccoli stranieri nelle nostre scuole.

È cosa nota che il loro numero, un tempo ridottissimo, con gli anni è cresciuto esponenzialmente, specialmente nelle Regioni settentrionali.


Questo causa spesso problemi di natura linguistica agli insegnanti, i quali lamentano un rallentamento significativo nelle loro spiegazioni pur di consentire anche ai piccoli figli di immigrati di seguire le lezioni in una lingua, l’italiano, che non tutti conoscono alla perfezione.

Da qui la mozione, proposta all’interno del complessivo pacchetto di riforma della scuola targata Gelmini: istituire delle classi separate, nelle scuole elementari, destinate ai bambini stranieri, per consentirgli un apprendimento della lingua italiana con insegnanti specializzati, per poi essere inseriti negli anni successivi nelle classi ordinarie con i coetanei italiani. Si parla, in tal senso, di “classi-ponte”, o “classi d’inserimento”.

La proposta della Lega ha però scatenato un vespaio forse inaspettato. Non solo critiche roventi sono piovute dall’opposizione (Piero Fassino parla di “discriminazione moralmente abietta” e c’è chi parla addirittura di apartheid), ma anche nella stessa maggioranza sono fioriti molti distinguo.


Se infatti l’esponente azzurro Italo Bocchino ha dato la sua piena adesione, altri deputati del centrodestra minacciano battaglia, come l’on. Italo Cristaldi che ricorda la piena integrazione nella sua Mazara del Vallo fra siciliani e maghrebini, oppure l’on. Mario Pepe che ricorda che un sinistro antecedente analogo ci fu in Somalia durante l’occupazione fascista.

Non arretrano, però, gli esponenti leghisti. Il capogruppo alla Camera, Mario Cota, afferma che l’intento della mozione non è quello di ostacolare l’integrazione bensì di favorirla rimuovendo gli ostacoli di natura linguistica.

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