Riforma dell’università: prima parte

di Giuseppe Aymerich Commenta

Per questi motivi, il ministro ha varato un decreto-legge molto snello, composto di pochi articoli dedicati..

maria stella gelmini

È probabilmente l’effetto delle persistenti proteste e manifestazioni nelle scuole di ogni angolo d’Italia, ma il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, sembra aver imboccato la strada della massima cautela nell’approntare e presentare il suo piano ad ampio respiro di riforma del sistema universitario.

Per questi motivi, il ministro ha varato un decreto-legge molto snello, composto di pochi articoli dedicati ad alcune questioni di una certa urgenza, riservandosi di approfondire le strategie di maggior peso in un disegno di legge da predisporre con attenzione, e dichiarando di tenersi pronta a dialogare con l’opposizione al fine di apportare eventuali miglioramenti.

La Gelmini, tuttavia, non sembra disposta a cercare il dialogo a tutti i costi: il suo appello si rivolge infatti solo alle “forze riformiste che pensano che non si possa esclusivamente difendere lo status quo”. Il ministro lancia dunque un appello al dialogo, poiché ci sarebbe il tempo necessario per approntare “una riforma condivisa”.


Come per la scuola, la riforma cerca di coniugare due esigenze purtroppo contrapposte: la necessità di assicurare maggiore qualità al nostro sistema di istruzione superiore e di ricerca, e, nello stesso tempo, di contenere il più possibile i costi del sistema stesso, in tempi di dolorosi tagli ai finanziamenti decisi dal ministro Tremonti per garantire l’equilibrio dei nostri disastrati conti pubblici.


Vediamo dunque quali sono le linee-guida principali, fra decreto e disegno di legge. Secondo le dichiarazioni rese in conferenza-stampa, “l’università e la ricerca sono una ricchezza fondamentale, e l’università deve cogliere la richiesta di rinnovarsi”. Per raggiungere questi obiettivi, sarebbe dunque necessario che il sistema tenda a “rendersi trasparente nella condotta e nei risultati” e “dimostrare di saper progettare un futuro ambizioso”.

In questo senso, un peso fondamentale è da riconoscere alla “gestione responsabile” e alla “sostenibilità economica”.

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