La scuola riparte senza soldi

di Vito Verna Commenta

Le scuole non hanno i soldi per gestire il POF 2011/2012.

È suonata alle 8 di stamane, per circa 4 milioni di studenti di 12 regioni, la prima campanella dell’anno scolastico 2011/2012. Domani toccherà a tutti gli altri.

Peccato, però, che non vi siano, nella maniera più assoluta, i fondi necessari affinché ogni istituto italiano, circa 10.000, possa avere l’autonomia scolastica stabilita, per legge, nel 1997 e che garantisce, sin dal 2001 (anno di attuazione del provvedimento) ad ogni realtà di modificare il POF (Piano Offerta Formativa) in base alle esigenze degli studenti.


Le attività principali comprese all’interno del POF sono, solitamente, quelle alternative allo studio della religione cattolica, l’organizzazione delle gite scolastiche (viaggi di istruzione, soggiorni di studio e molto altro) e l’approfondimento della lingua straniera.

I PRECARI DELLA SCUOLA IN UN REALITY

Oltre a queste tre principali aree di attività, però, il POF si occupa di regolare, nella maniera più efficiente possibile, tutta una serie di iniziative collaterali, alcune di estrema importanza e che possono variare addirittura di classe in classe, tra cui segnaliamo l’assistenza e il sostegno agli alunni disabili, i servizi di pre e post-scuola, l’organizzazione di cineforum e laboratori teatrali o musicali.

Il taglio di quest’anno, però, è stato il più consistente degli ultimi 10 anni. Secondo le direttive dell’Esecutivo, infatti, le scuole potranno disporre soltanto di 79 milioni di euro, ovverosia il 38% in meno rispetto ai 127 di cui godettero un anno fa.

La differenza, come sempre, la copriranno i genitori, evidentemente non abbastanza vessati.

Il ministro dell’Istruzione Mariastela Gelmini, tornando sull’argomento, si è schierata a favore dei clienti condannando quelle scuole che, ingiustamente, chiedono soldi alle famiglie.

Un fatto, però, è certo. Vi sono realtà, infatti, quali quella della scuola media Giuseppe Moscati di Roma, in cui le famiglie hanno versato, volontariamente, addirittura 100.000 euro. Lo Stato, invece, ha contribuito soltanto per 28.000.

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